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ITALIA CHE MUORE: IL GOVERNO ABBANDONA I BORGHI DEL SUD
Il nuovo piano strategico sulle aree interne, firmato dal ministro per le Politiche di coesione, Tommaso Foti, afferma  che per molti paesi del Meridione non c'è salvezza, sono destinati a scomparire a causa dello spopolamento, fenomeno visto come inarrestabile. L’unica soluzione prevista è rendere dignitoso il declino

Il Mezzogiorno sta sparendo. Centinaia di paesi, soprattutto al Sud, sono condannati all’estinzione. Non è un’ipotesi, non è un allarme: è la nuda e cruda ammissione del Piano strategico Nazionale per le Aree Interne (Psnai), firmato dal ministro per le Politiche di Coesione, Tommaso Foti.

La resa dello Stato.
Il documento non fa sconti: lo spopolamento è ormai irreversibile. Non si parla più di salvataggi, ma di “accompagnamento al declino”. Una formula burocratica che nasconde la verità: per interi pezzi d’Italia, non c’è più speranza.

«La popolazione può crescere solo nelle grandi città e in poche località privilegiate», si legge nel testo. Per tutti gli altri, l’obiettivo è «gestire lo spopolamento in modo dignitoso». Tradotto: prepararsi alla lenta agonia.

La beffa della destra.
Una presa di posizione che suona come uno schiaffo alla retorica della maggioranza, che da anni promette di difendere i borghi, le tradizioni, l’identità dei territori. Invece, la verità è un’altra: «Per molti comuni non c’è nulla da fare».

L’Obiettivo 4: il certificato di morte.
La parte più spietata del piano è quella che definisce le aree «con demografia compromessa e zero prospettive». Per loro, niente ripresa, niente miracoli. Solo un lento spegnersi, mentre lo Stato si limita a garantire i servizi minimi per chi resta. Una politica da hospice, non da rilancio.

Il Sud abbandonato.
Il disastro è nazionale, ma è il Mezzogiorno a sanguinare. Calabria, Campania, Basilicata: interi paesi si svuotano, i giovani scappano, i servizi collassano. «Al Sud, 4 comuni su 5 perdono abitanti», ha confermato Foti. Eppure, invece di un piano Marshall per il Sud, il governo offre solo «un declino dignitoso».

Selezione spietata: solo i “fortunati” avranno un futuro.
Niente aiuti per tutti: solo i borghi considerati «recuperabili» avranno finanziamenti. Gli altri? Lasciati marcire. Una logica da survival of the fittest, dove chi è già debole viene finito.

IL PD CONTRO: «IL GOVERNO SI ARRENDA, NOI NON MOLLIAMO»

Dall’altra parte del fronte, il Partito Democratico scatta all’attacco. E non poteva essere altrimenti: proprio il Pd, negli ultimi anni, aveva fatto delle aree interne un cavallo di battaglia.

«Il governo alza bandiera bianca e condanna interi territori alla resa. Grazie, ministro Foti, per averci dato ragione», sbotta il deputato Marco Sarracino in un’intervista a Domani.

Ma loro, gli oppositori, non ci stanno. Pronti a presentare una legge contro lo spopolamento, annunciano un tour nei paesi a rischio per rimettere al centro del dibattito la questione territoriale.

FONDI A GO-GO, MA STRATEGIA DA SBOLLITO

Il piano del governo? 164 pagine di burocrazia, con l’annuncio di una nuova cabina di regia per il coordinamento tecnico. Roba che, sulla carta, dovrebbe risolvere tutto.

Peccato che la sostanza sia una gigantesca ritirata. E la cosa fa ancora più rabbia se si guarda ai soldi sul piatto:

  • 600 milioni dal Pnrr
  • 400 milioni da fondi Ue

Un miliardo a disposizione, eppure la linea scelta è quella del “declino assistito”. Niente inversioni di tendenza, niente miracoli. Solo la rassegnata ammissione che per molti borghi non c’è più nulla da fare.

«Irreversibile», dicono. Ma il Sud non ci crede e lotterà per arrestare il proprio massacro!

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