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Insulti istituzionali alla donna Giorgia Meloni
Se l’avessero detto a me, avrei risposto: Dillo a tua sorella

Insulti istituzionali alla donna Giorgia Meloni. La reazione di mia suocera: Sono indignata. Se l’avessero detto a me? Avrei risposto: Dillo a tua sorella.

Cosi si è espressa mia suocera, 93 anni, di vecchio stampo, dopo aver sentito l’intervento del deputato M5S in Parlamento nei confronti di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio.

Quando parole volgari e offensive vengono pronunciate dai banchi del Parlamento, il danno è enorme.

Questo comportamento si trasforma in un cattivo esempio per tutto il Paese.

Sembra quasi che si dia il permesso a chiunque di offendere le donne nella vita di tutti i giorni.

Per questo, come uomo e come cittadino italiano, non posso accettare quanto accaduto.

Provo una profonda indignazione per questa gravissima offesa alle istituzioni.

Il rispetto per le istituzioni e per le persone dovrebbe essere la base della nostra democrazia.

Invece, abbiamo assistito a uno spettacolo triste che riduce la politica a un livello bassissimo.

Chi siede in Parlamento rappresenta il popolo e ha il dovere di misurare le parole.

L’attacco verbale non ha colpito soltanto una singola persona.

Ha offeso tutte le donne italiane.

Oggi lo Stato, le scuole e le famiglie fanno grandi sforzi e campagne di comunicazione.

Si cerca in ogni modo di educare i giovani al rispetto reciproco e alla parità di genere.

Vogliamo insegnare ai ragazzi che la violenza verbale è il primo passo verso comportamenti ancora più gravi.

Tuttavia, tutto questo lavoro viene distrutto in un attimo quando un rappresentante dello Stato agisce in modo opposto.

È arrivata una vera e propria lezione negativa.

Si è mostrato a tutti come si possa osare offendere una donna, che ricopre persino la carica di Presidente del Consiglio, senza subire conseguenze immediate.

Il maleducato di turno non è stato richiamato o punito come meritava.

Questo silenzio fa male e suona come una giustificazione.

Un altro aspetto doloroso riguarda la reazione del mondo politico, in particolare delle donne che occupano ruoli nello Stato.

Da loro ci si aspettava una risposta immediata, ferma, incisiva e unita.

Avrebbero dovuto alzare la voce e invitare i cittadini a manifestare pubblicamente per difendere la dignità femminile e il rispetto reciproco.

Invece, quello che abbiamo sentito in questi giorni è stato davvero poca cosa. Abbiamo assistito a dichiarazioni deboli, timide e frenate dall’appartenenza ai vari partiti politici.

Davanti al rispetto della persona non dovrebbero esistere bandiere o fazioni. Quando la difesa delle donne viene messa in secondo piano per calcoli di comodo, significa che il sistema ha un problema profondo.

Questo modo di comportarsi non ha nulla a che fare con la vera politica.

La politica è confronto di idee, discussione sul futuro del Paese e ricerca del bene comune.

Non può e non deve diventare un’arena di insulti personali e di attacchi basati sul genere.

Le parole sono importanti e quelle dette dentro le stanze del potere hanno un peso doppio.

Ha ragione mia suocera, provare indignazione è il minimo che un cittadino consapevole possa fare di fronte a una simile situazione.

Credo sia necessario riscoprire l’educazione e il senso del limite per il bene delle nuove generazioni e della dignità dell’Italia.

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