Inchiesta appalti a Caserta: chiuse le indagini per 53 indagati, sotto la lente un sistema da 70 milioni di euro
La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 53 persone, accusate a vario titolo di aver pilotato decine di gare pubbliche in Campania e Molise.
Al centro dell’attività investigativa, coordinata dalla sostituta procuratrice Anna Ida Capone, vi sarebbe un presunto cartello economico guidato dai tre fratelli imprenditori casertani Francesco, Luigi e Ubaldo Caprio.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo societario sarebbe riuscito ad azzerare la concorrenza di mercato spartendosi commesse pubbliche per un valore complessivo superiore ai 70 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il fulcro del sistema si basava su un unico centro decisionale che operava nell’ombra, protetto da diverse sigle societarie formali.
Questa strategia permetteva di condizionare sistematicamente la nomina dei commissari di gara e, di conseguenza, di orientare l’assegnazione dei contratti pubblici.
All’interno di questa complessa struttura, i magistrati attribuiscono ruoli ben precisi ai singoli protagonisti: Luigi Caprio è considerato il regista strategico incaricato di curare i rapporti esterni; Francesco Caprio, titolare della Green Impresit, avrebbe agito come amministratore di fatto del gruppo; infine, Ubaldo Caprio, socio unico di Casertana Costruzioni, si sarebbe occupato della gestione interna e delle intese di vertice.
A seconda delle singole responsabilità individuali, la Procura muove contestazioni pesanti che spaziano dall’associazione per delinquere alla turbativa d’asta, toccando reati di corruzione, falso, truffa aggravata, rivelazione di segreti d’ufficio e svariate violazioni di natura fiscale e nelle forniture pubbliche.
Le indagini, focalizzate su un periodo compreso tra il 2019 e il 2023, hanno portato alla luce una fitta rete di complicità all’interno delle pubbliche amministrazioni locali.
I tentacoli dell’organizzazione avrebbero raggiunto numerosi municipi nelle province di Caserta e Benevento, estendendosi fino all’Avellinese e al Molise.
Nel registro degli indagati sono così finiti diversi profili istituzionali, tra cui amministratori e responsabili tecnici degli enti coinvolti.
Tra i nomi di spicco figurano Giovanni Natale, dirigente del Comune di Caserta, finito sotto indagine per la variante urbanistica legata a Piazza della Seta a San Leucio; Romano Landi, responsabile dell’ufficio tecnico di Dragoni; Luigi Fusco, che ricopriva il medesimo ruolo a Paupisi, e Domenico Vessichelli, sindaco di Paduli.
Il monitoraggio degli investigatori ha riguardato una lunga lista di appalti e cantieri sul territorio, le commesse sotto esame includono svariate tipologie di opere, dai lavori per la segnaletica stradale a Caserta fino alle infrastrutture tecnologiche, come gli impianti di videosorveglianza per le aree industriali gestite dall’Asi casertana.
Proprio in merito a quest’ultimo appalto, l’accusa ipotizza il pagamento di una presunta tangente da 60 mila euro destinata a un commissario. Un episodio analogo, legato a una mazzetta da 50 mila euro, viene contestato anche per gli interventi di consolidamento nel cimitero di Castel Campagnano.
L’elenco dei comuni in cui si sarebbero concentrate le anomalie si allarga poi a località come Baia e Latina, Caiazzo, Alife, Piedimonte Matese, Solopaca, Amorosi e Montaquila. In questa fase preliminare, tutte le persone coinvolte mantengono lo status di innocenti e avranno adesso l’opportunità di presentare le proprie memorie difensive o di chiedere un interrogatorio per chiarire la propria posizione davanti ai magistrati.
Commento all'articolo