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Il monolite nero

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growell-monolite-300x109 Il monolite nero

Il monolite nero

di Massimo Capasso

Caserta 13 ottobre 2025

Incomprensibile questo aspetto del film 2001: Odissea nello spazio, che si adatta bene all’ennesima “Matrix” messa in onda in questi giorni a Gaza, da una parte e dall’altra, in virtù di quel gossip giornalistico che ormai è diventato necessario. Ostaggi liberati o in via di liberazione, bambini palestinesi che festeggiano per le strade. Israele si ritira ma avverte… Hamas promette ma… minaccia.

Da entrambe le parti, bugie dal primo all’ultimo giorno: Hamas compie un massacro perché l’IDF dimentica di accendere i rilevatori sulla barriera di confine. I risultati autoptici, non tanto segreti, riveleranno sui corpi straziati la presenza di munizioni provenienti da armi non in dotazione ad Hamas. Questa organizzazione, che da filosunnita nel tempo si è avvicinata agli sciiti, contro il parere del generale iraniano Soleimani — ucciso qualche anno fa — e contro l’attuale politica degli Ayatollah, i quali, si badi bene, ogni giorno intrattengono rapporti con tutto il mondo perché produttori di petrolio.

Dicevamo di Hamas: è misteriosa — ma non troppo — riceve soldi da tutto il mondo e, guarda caso, nessuno blocca i suoi fondi. Quelli dei narcos sì, quelli di Hamas no. I conti correnti e i bancomat per signore sono nelle banche di Doha, dove si trovano anche quelli dei magnati russi e americani.

Ancora: Israele, che nel tempo ci ha abituati a manifestazioni della sua potenza militare, non immagina che nei tunnel di Gaza, realizzati durante il governo di Barak, si stesse organizzando l’assalto del 7 ottobre? Impossibile. Anche perché l’Egitto, per fare dispetto ai Fratelli Musulmani — di cui Hamas è una costola — informa i sionisti di tutto. Come i tedeschi non “dovettero” credere allo sbarco in Normandia (vedi operazione “Cicero” in Turchia), anche Israele non ha creduto. O non ha voluto credere.

Invasione della Striscia con ostaggi che, anche se individuati dall’IDF, non devono essere liberati, per giustificare oltre 200.000 morti e un esodo invocato verso nuovi luoghi.

Israele e Hamas sono facce della stessa medaglia, come pure il Qatar, che ospita in suite di lusso i dirigenti palestinesi a pochi metri dalle basi americane e inglesi.

Tutto questo ci racconta un’ulteriore bugia e un’ulteriore sceneggiata, messa in atto da un’élite economica mondiale che muove le fila di Israele, di Hamas e di altri fantocci che guidano il Medio Oriente. Quando non serviranno più, verranno eliminati i pupi e ne nasceranno altri.

Il disegno finale vale più dei nazionalismi e delle balle religiose, oppio per i popoli.

Questo però ha un prezzo: povertà e morti innocenti, dimenticati da tutti e ricordati da nessuno.

In fondo, l’ultimo evento fa dimenticare i precedenti. Show must go on, lo spettacolo deve continuare. Altra regia, con copione sempre identico: pianificare il benessere di pochi anche attraverso stermini di massa. Niente di nuovo sotto il sole di un’umanità ammalata di sé, incomprensibile come il monolite nero di Kubrick.

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