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Il mistero di Tolmezzo: sabotaggio ad un oleodotto italiano in Friuli, ma nessuno ne parla
Un attacco elettrico nel cuore delle Alpi friulane ha bloccato per tre giorni l'oleodotto TAL

Il mistero di Tolmezzo

A volte, per scuotere il cuore industriale di una nazione, non serve un missile è sufficiente abbattere un palo della luce in un comune di montagna di poco più di cinquemila anime.

Ed è precisamente ciò che è accaduto a Terzo di Tolmezzo, in Friuli Venezia-Giulia, dove un sabotaggio chirurgico ha messo a rischio l’approvvigionamento energetico di dieci milioni di tedeschi.

L’incidente, avvenuto a fine marzo ma emerso solo ora grazie alle inchieste dei colossi mediatici tedeschi come Welt am Sonntag e Business Insider, ha colpito la stazione di pompaggio del Transalpine Pipeline (TAL). Non è stata bucata la tubatura, ma è stata tagliata l’alimentazione elettrica: un gesto che ha paralizzato il flusso di greggio che dal porto di Trieste corre verso il cuore della Germania.

Il risultato? La raffineria Miro di Karlsruhe, un gigante che copre il 45% del fabbisogno del Baden-Württemberg, è rimasta a secco per tre giorni, costretta a intaccare le riserve strategiche per evitare il blackout delle pompe di benzina e del riscaldamento domestico.

Le autorità tedesche (BKA) e la Procura di Udine indagano su quello che è ufficialmente un “atto di sabotaggio”.

Ma chi ha interesse a colpire l’asse energetico Italia-Germania?

Ci sono da considerare diverse ipotesi, innanzitutto la pista interna: la Carnia infatti è terra di passaggio e, storicamente, territorio monitorato per la presenza di frange anarco-insurrezionaliste e a quanto pare la tecnica del sabotaggio ai tralicci è una firma che in passato è già apparsa nei loro manuali di azione diretta.

C’è poi da considerare lo scenario della Guerra Ibrida: in un momento di altissima tensione con la Russia e con il Medio Oriente, colpire un’infrastruttura critica europea in modo “anonimo” è la strategia perfetta per creare instabilità senza dichiarare guerra.
Ed infine la pista dell’eco-terrorismo, la presenza eventuale di gruppi radicali pronti a tutto pur di fermare l’industria del petrolio.

L’aspetto più inquietante dell’intera vicenda resta però il muro di silenzio sollevato dai media e dalle autorità italiane, difatti mentre in Germania il Ministero dell’Interno rilascia dichiarazioni sulla vulnerabilità delle infrastrutture, a Roma e Udine vige il “no comment”.
Perché una notizia di tale portata, un attacco riuscito a un asset strategico sul nostro suolo,  è rimasta sepolta per settimane? Si è voluto evitare il panico? O si è cercato di nascondere quanto sia fragile la protezione dei nostri “nervi scoperti” energetici?

Oggi il petrolio è tornato a scorrere, ma ciò che è accaduto atransalpine-pipeline-2252153_800_q50-300x161 Il mistero di Tolmezzo: sabotaggio ad un oleodotto italiano in Friuli, ma nessuno ne parla Tolmezzo resta: la sicurezza energetica dell’Europa non si decide solo negli uffici di Bruxelles o nei porti, ma anche lungo i sentieri isolati delle nostre montagne. Se un palo elettrico in Carnia può mettere in crisi la locomotiva tedesca, allora l’intera rete europea è molto più fragile di quanto vogliamo ammettere.

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