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Il cuore del piccolo Domenico provarono a scongelarlo con dell’acqua calda
RIMANE IL MISTERO SU CHI HA INSERITO IL GHIACCIO SECCO NEL BOX - LO SCONTRO IN SALA OPERATORIA TRA I MEDICI DI NAPOLI, CHE DOVEVANO PRENDERE IL CUORE, E QUELLI DI INNSBRUCK, CHE DOVEVANO ESPIANTARE FEGATO E RENI

acqua

“Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”.

Queste le parole raccolte dagli inquirenti che indagano sulla morte di Domenico, il bimbo deceduto al Monaldi dopo il trapianto di un cuore danneggiato.

La testimonianza è stata raccolta dai pm una volta ascoltati tre infermieri presenti in sala operatoria all’arrivo del cuore da Bolzano.

Il cestello venne estratto, dentro c’era il cuore trasformato in un pezzo di ghiaccio. Di qui i tentativi disperati degli operatori sanitari.

Poi la decisione del cardiochirurgo Guido Oppido, per lui inevitabile, “per assenza di alternative” di trapiantare comunque il cuore a Domenico che sarebbe morto due mesi dopo. Le testimonianze dei tre infermieri sono essenziali per comprendere meglio le drammatiche fasi di quel pomeriggio del 23 dicembre scorso.

Gli eventi paradossali e tragici della storia del piccolo Domenico purtroppo non finiscono qui.

È emerso nelle ultime ore, un altro racconto inquietante: il 23 dicembre, nella sala operatoria del San Maurizio di Bolzano, dove è stato espiantato il cuore destinato a Domenico, non era presente solo l’équipe del Monaldi di Napoli, con loro c’erano anche i colleghi di Innsbruck, che si sono occupati dell’espianto di altri organi dal donatore. Sarebbero stati loro ad accorgersi che qualcosa non andava: della massiva congestione di fegato e cuore, avvenuta mentre stava operando il team campano.

“Ma cosa fate?”, avrebbe chiesto il chirurgo austriaco, prima di prendere in mano la situazione con un intervento correttivo d’urgenza. Quindi momenti di forte tensione confermati visto che erano già emersi anche dalla relazione che il direttore del dipartimento Prevenzione sanitaria e salute della provincia di Bolzano, Michael Mayr, inviata al ministero della Salute il 18 febbraio.

E nei giorni scorsi lo hanno confermato anche i medici austriaci, sentiti dai carabinieri dei Nas di Trento al confine di Stato, nell’ambito dell’indagine, per omicidio colposo, della Procura di Napoli. Sono sette, per il momento, gli indagati, tutti del Monaldi. Tra loro Guido Oppido, primario dell’unità di cardiochirurgia chirurgica pediatrica e responsabile dei trapianti pediatrici, Gabriella Farina, la cardiochirurga responsabile del programma di prelievo del cuore a Bolzano, e Vincenzo Pagano, il cardiochirurgo che l’ha affiancata. L’ipotesi di reato è omicidio colposo.

Dall’indagine filtrano nuovi elementi: come il fatto che il cuore, dopo l’espianto, sarebbe stato messo in un barattolo di plastica, chiesto dall’équipe napoletana e fornito dai bolzanini, così come il ghiaccio secco usato per il trasporto, richiesto tramite interfono e portato da un’operatrice socio-sanitaria.

Ghiaccio secco che avrebbe bruciato l’organo e che finora era stato ritenuto la principale possibile causa dei danni irreparabili provocati all’organo. Le ultime indiscrezioni, però, prestano il fianco a un’ipotesi alternativa: che il cuore possa essere stato danneggiato prima, in quei 102 minuti intercorsi tra il momento dell’incisione, avvenuto alle 9.43, e l’espianto, alle 11.25.

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1 commento

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Antonella Antonucci

Articolo dal contenuto esaustivo tratta in modo completo ed approfondito il problema
Il tutto con estrema chiarezza e precisione

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