Il Centro‑Sud travolto dal mal tempo nella noncuranza di tutto il Belpaese
Da due giorni il Centro‑Sud è sotto assedio. Una perturbazione intensa sta martellando cinque regioni, lasciando dietro di sé un quadro critico: allerta rossa in Abruzzo, Molise e Puglia, mentre Basilicata e Marche affrontano un livello di rischio immediatamente inferiore, ma comunque grave. Le autorità segnalano frane, allagamenti, infrastrutture compromesse, collegamenti interrotti e un pericolo valanghe in costante aumento.
Il punto più drammatico è lungo il fiume Tiglio, dove il cedimento di un ponte ha trascinato con sé un’auto. Non è ancora chiaro quante persone fossero a bordo: le ricerche proseguono senza sosta. L’Anas ha precisato che i veicoli coinvolti avrebbero ignorato un divieto di transito imposto proprio per il rischio di cedimento.
Intanto, in quota, l’inverno ha dato l’ultimo colpo: a Capracotta la tempesta di neve è passata, ma restano accumuli superiori ai due metri. A Passolanciano, tredici persone rimaste bloccate in un albergo isolato sono state raggiunte solo grazie all’intervento dell’esercito.
Economia locale in ginocchio, ma il Paese guarda altrove
Mentre il maltempo continua a colpire, un altro fronte si apre: quello del disinteresse da parte del resto del paese.
In molte aree tra Abruzzo, Molise e la provincia di Foggia operano oltre 235 mila piccole e medie imprese, il tessuto produttivo che sostiene questi territori. Oggi molte di queste attività rischiano di non rialzarsi: capannoni allagati, campi devastati, raccolti compromessi.
Eppure, sul piano nazionale, la reazione è quasi inesistente. La vicenda arriva nei notiziari con ritardo, spesso relegata in servizi brevi, mentre non si registrano appelli, raccolte fondi o iniziative di solidarietà diffuse. Anche dal fronte politico nazionale non emergono annunci di misure immediate o prese di posizione forti.
Il confronto con altre aree del Paese è inevitabile: in passato, eventi simili al Nord hanno generato mobilitazioni rapide, coperture mediatiche costanti e un flusso immediato di aiuti pubblici e privati. Qui, invece, il silenzio pesa quanto la pioggia.
Un’emergenza che chiede risposte
Il Sud sta affrontando una crisi che non è solo meteorologica. È una ferita che mette in luce fragilità strutturali e una disparità di attenzione che molti cittadini vivono come un’ingiustizia. Mentre fiumi esondano, ponti cedono e interi paesi restano isolati, cresce la richiesta di interventi rapidi, sostegno economico e una presenza istituzionale più forte.
Il messaggio che arriva da queste regioni è netto: servono aiuti, servono adesso, e serve che il Paese non distolga lo sguardo.
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