Il Cammino di Santiago: dal Rifugio Orisson a Ilarratz
Attraverso il racconto del Commendatore della Orden del Camino de Santiago
Il Cammino di Santiago: dal Rifugio Orisson a Ilarratz, attraverso il racconto del Commendatore della Orden del Camino de Santiago, Vins Tramontano.
Vivere l’esperienza del cammino francese attraverso le sue emozioni.

2 Tappa – Dal Rifugio Orisson a Ilarratz
Alle 06:00, nonostante la notte completamente in bianco, non vedevo l’ora di alzarmi e incamminarmi verso il vero inizio.
Feci colazione prima che il gruppo di pellegrini presenti nel rifugio affollasse la sala e uscì pronto per attraversare i Pirenei, con l’incognita: “Ce la farò, dopo lo sconforto di ieri?”
Con lo Zaino in spalle e con passo leggiadro cominciai ad allontanarmi dal rifugio, dopo almeno due tornanti mi girai a guardare indietro.
Laggiù l’ultima vista del rifugio, ma notai lo scenario all’orizzonte, ampio bellissimo, fatto di colori e sfumature, l’alba a quelle alture offrivano uno spettacolo particolare.
Un leggero venticello mi accompagnava, addirittura spingeva a mio favore.
Camminavo lungo la strada di montagna in compagnia a volte di pecore, a volte di cavalli robusti e altre di mucche, insensibili al vento, le loro campanacce irrompevano il silenzio.
Guardavo la radura verde dell’altura, avanzavo seguendo i tanti segnali sull’asfalto, erano come facce conosciute, li avevo visti in rete nella fase di programmazione.
Ad un certo punto su un crinale roccioso notai l’intaglio della Vergine di Biakorrì, ornato da fiori, collane, croci, conchiglie e altre offerte di pellegrini.
Andai a portare la mia preghiera, arrivava un vento forte dalla valle, lasciai dei fiori raccolti lunga la strada e presentai le mie intenzioni.
Mi commossi al punto che scoppiai in un pianto, stavo dicendo alla Madonna che il mio cammino era dedicato ai miei genitori, che non c’erano piu.
Mentre mi scendevano le lacrime, mi sembrò di essere osservato, gridai la mia gioia: “Mamma, Papà dove siete, le mie preghiere sono per voi”.
Ricordo quegli attimi profondi, mi scrollai di dosso un peso che portavo da quando mori mia madre, quelle grida, le preghiere mi donarono una tranquillità interiore.
Riconosco che quel momento di liberazione, mi accompagna tuttora.
Scorgevo ogni tanto dei segni già visti e mi ricordavo quelli che avrei dovuto vedere più avanti.
Conoscevo quel tratto come le mie tasche, qualche giorno prima di partire l’avevo fatto con street wiew.
Immortalavo ogni cambio di direzione, sono cosi, non tralascio nulla al caso, mi porto prova di dove passo, per ricostruirlo successivamente.
A pochi metri un robusto monumento in pietra che indicava che stavo già entrando in Spagna, nella regione Navarra.
La strada proseguiva nella massima altezza che prende il cammino, 1430 mt.
Da lì presi la deviazione a sinistra per andare a Roncesvalles.
Iniziò la discesa, era di forte dislivello, circa 150 mt., poi un tratto pianeggiante e, più avanti, continuava la discesa sotto una foresta di faggi.
Tutto sommato sopportabile.
Nel bosco procedevo benissimo, cominciai a scendere tra gli alberi, era fresco, quasi non filtrava il sole, il fogliame era umido, a volte sembrava scivolare.
Pensai che avevo bisogno di qualcosa che frenasse la corsa: un bastone.
Appena ebbi occasione raccolsi un pezzo di ramo, era bagnato e ruvido.
Mentre scendevo lo sfregavo con le mani, spezzai gli spuntoni e dopo un po cominciai a puntarlo in corrispondenza della gamba che scendeva, piede destro e bastone, capì cosi perché le persone che stanno in montagna portano il bastone.
La discesa era piacevole con il bastone, scendevo ad ampi passi, ansioso di arrivare a valle, per vedere la Collegiata Gotica di Santa María, il primo edificio ad essere costruito, adesso ostello dei pellegrini.
Arrivai a Roncesvalle, visitai la Chiesa e gli edifici storici e feci immancabilmente qualche foto alla statua di Roldán, l’ufficiale di Carlo Magno sconfitto dai baschi insieme al suo esercito nel 778.

Passai villaggi e città, arrivai a Zubiri attraversando il ponte della rabbia, il punto più rappresentativo del paese.
Mi fermai a rifocillarmi nell’acqua che scorreva sotto il ponte, era piacevole tenere i piedi in quel torrente fresco mentre il sole picchiava forte.
Comprai una bevanda ed un gelato e mi sdraiai sulla riva, il rumore dell’acqua era conciliante, ricordo di aver dormito per qualche minuto.
Era ancora presto per fermarmi, diedi uno sguardo al prossimo pueplo, era lontano appena 3 chilometri, senza pensarci mi avviai e in meno di mezz’ora era già in quel piccolo paesello.
Al primo albergue entrai e mai scelta fu migliore, era tranquillo, isolato e pulito.
Fui accolto con gentilezza dal sig. Sebastian, che timbrò la credenziale e mi accompagnò al posto letto.
Notai un altro pellegrino, Cris, un ragazzone tedesco, che aveva dei problemi ai piedi, gli chiesi, tra lo spagnolo e l’inglese, cosa avesse?
Poverino, aveva le piante dei piedi completamente infiammate, indicandomi le scarpe disse: non sono adatte a fare il cammino ed in particolar modo, nel tratti in discesa.
Poi mi passò il suo zaino e aggiunse: “Anche questo peso ha contribuito al mio problema”.
Effettivamente era pesante, sicuramente oltre gli 11 chili.
L’hospitalero, persona estremamente gentile, l’aveva portato in ospedale, gli avevano suggerito di non camminare per almeno cinque giorni.
Dopo cena feci quattro passi per sgranchirmi le gambe e vedere il borgo.
Solo pecore e galline, che fortuna pensai, era la tranquillità che cercavo dopo la notte scorsa.
Al rientro in albergue, mi fermai a parlare con l’hospitalero, il Sig. Sebastian.
Egli mi raccontò di essere nato a Bilbao e nelle sue parole traspariva una grande fierezza, che ci tenne a precisare. “E’ la città più all’avanguardia della Spagna”.
Pensai che anche in Spagna c’è campanilismo. Eccome!
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