I Titoli Obbligazionari – 5° puntata di “Pillole di Finanza”
1^ parte i principi generali
I titoli obbligazionari sono rappresentativi di un rapporto debitore/creditore intercorrente tra l’ente emittente ed il possessore del titolo.
L’obbligazione viene emessa da un ente pubblico o privato a fronte di un prestito di denaro ottenuto da una più o meno vasta quantità di soggetti i quali diventano creditori verso l’ente per l’importo versato che sarà rappresentato dal titolo e frutterà un certo interesse fino alla scadenza prevista per il rimborso.
Si può notare subito la differenza del rapporto che intercorre tra l’ente emittente un suo azionista ed un suo obbligazionista. In termini semplici il primo acquista una quota parte della società (anche se piccolissima) con l’intento di partecipare alla vita aziendale (dividere utili, partecipare con diritto di prelazione ad eventuali aumenti di capitale, rivendere il titolo con un utile); ponendo anche a rischio il suo capitale in quanto le vicende future aziendali sono imprevedibili. Il secondo presta denaro all’ente in cambio di un interesse che riceve fino alla scadenza del finanziamento insieme al rimborso del capitale, non ha nessun altro scopo. Anche esso si pone in una posizione di chi assume dei rischi, ma più limitati, almeno in teoria.
Le obbligazioni possono essere emesse dallo Stato (c.d. Titoli di Stato o Governativi o Bond) e rappresentano il debito che lo stato contrae nei confronti dei privati cittadini o delle società (banche, fondi, società finanziarie) o anche stati esteri che acquistano in sede di emissione un prestito offerto al pubblico allo scopo di ricavare finanziamenti per le normali esigenze di gestione della macchina pubblica. Stesso scopo le società private possono emettere delle obbligazioni (Corporate Bond) offerte al pubblico per ricavare denari freschi necessari a varie attività aziendali ricompensando con un interesse i sottoscrittori.
Una volta emesse, le obbligazioni verranno quotate sul mercato finanziario per tutta la durata del prestito e saranno liberamente negoziabili, sia se emesse da enti pubblici che privati.
Conseguentemente si crea un vasto mercato obbligazionario sul quale agiranno quotidianamente investitori istituzionali e privati.
Ci sono delle caratteristiche comuni a tutte le obbligazioni e sono:
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la durata del prestito, che è stabilita all’atto dell’emissione (una volta quando i titoli erano ancora emessi in forma cartacea veniva ben riportata sul certificato).
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il prestito sarà ricompensato con un interesse corrisposto in date prestabilite, in genere semestrale e posticipato, per tutta la durata del prestito stesso.
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alla scadenza del prestito è previsto il rimborso del capitale nominale riportato su ogni obbligazione.
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I certificati obbligazionari sono emessi al portatore (all’epoca dei certificati cartacei ciò significava che i titoli erano anonimi). Da quando i titoli sono dematerializzati, non cambia nulla, nel senso che non c’è nessuna annotazione del nome del possessore da parte dell’ente emittente.
Da un punto di vista normativo potremmo citare anche in questo caso il Codice Civile, che detta le norme basilari sempre nel Libro Quinto (articoli compresi tra il 2410 e il 2420-ter.); ma la modernizzazione di tutto il sistema finanziario ha visto sviluppare nel tempo diverse disposizioni ad hoc.
Al momento dell’emissione di un qualsiasi titolo, l’ente emittente è obbligato ad emettere un documento accompagnatorio, quando fu introdotto era denominato prospetto informativo, (oggi detto anche Kid) che è di vitale importanza per conoscere a fondo tutte le caratteristiche tecniche del titolo (prodotto finanziario) che si va ad acquistare. Specialmente i piccoli risparmiatori devono essere messi al corrente nella maniera più chiara possibile di quelli che sono i rendimenti dell’investimento e i rischi che vanno ad assumere prima dell’acquisto di modo che possano anche valutare il proprio c.d. “grado di propensione al rischio” e decidere se procedere o meno.
Oltretutto al giorno d’oggi il Kid è diventato uno strumento quanto mai necessario da leggere, anche se la comprensione non è sempre agevole per chi ha una bassa conoscenza del settore. E’ bene quindi se necessario farsi guidare da un soggetto super partes (promotore finanziario indipendente, analista, funzionario di banca) in quanto quelli che una volta erano pochi titoli emessi, tecnicamente molto semplici nel funzionamento, ora sono anche diventati il frutto di fantasiose elaborazioni di prodotti che tante società emittenti propongono sul mercato, ma trattasi di strumenti complessi che possono riservare dei rischi occulti per i meno esperti.
Vediamo infine quali sono le modalità di quotazione delle obbligazioni.
Al contrario delle azioni, le obbligazioni (tutto il c.d. comparto del reddito fisso) sono quotate al “corso secco” il che significa non comprendere nel prezzo di mercato nessun altro diritto dell’obbligazionista. Il prezzo esprime il valore del titolo puro e semplice, al quale nel momento in cui viene negoziato occorre aggiungere la quota di cedola maturata nel tempo intercorrente fra l’ultimo pagamento di interessi ed il momento della contrattazione.
Questa quota di cedola, il così detto rateo di interessi sarà aggiunto al valore dei titoli che incasserà chi vende l’obbligazione, infatti il venditore ha diritto agli interessi maturati dall’ultima scadenza della cedola fino al giorno della vendita. Per contro, il compratore pagherà al venditore il rateo di interessi, perché al raggiungimento della successiva data di scadenza incasserà l’interesse per l’intero periodo di riferimento.
Contrariamente alle azioni che sono quotate ad unità numeriche, le obbligazioni sono quotate a quantitativi minimi e relativi multipli di 1000 euro di capitale nominale, ma con il valore di base fatto pari a 100 (centesimi). La quotazione percentuale è congeniale per il reddito fisso e presenta dei vantaggi facilmente visibili: guardando il prezzo del titolo ci si rende immediatamente conto se il suo prezzo è sotto o sopra la pari consentendo di valutare “ a naso” prima dell’uso di formule matematiche il rendimento in base alla durata residua del prestito.
Infine vale la pena ricordare che quando avvenne il passaggio all’Euro per i mercati finanziari dal 2 gennaio 1999 i Titoli di Stato e le obbligazioni subirono la c.d. “ridenominazione” in euro del capitale nominale, fermo restando il valore di mercato espresso sempre in percentuale del nuovo nominale, senza stravolgere così la tecnica di negoziazione.
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