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I MERCATI FESTEGGIANO LA RIMOZIONE DI MADURO: SI ANNUNCIANO GROSSI AFFARI!
WALL STREET AVANZA E I TITOLI DELLE GRANDI SOCIETÀ PETROLIFERE AMERICANE VOLANO.

Maduro

Exxon e Conoco non sono mai state indennizzate da Maduro per i suoi espropri, ora in teoria avrebbero diritto a riavere immediatamente i loro giacimenti. Eppure tutte sembrano caute, se non fredde. Decenni di malagestione, corruzione e investimenti bloccati dalle sanzioni hanno infatti ridotto tutto il settore del petrolio in pessimo stato: potrebbero servire 60 miliardi di dollari solo per mantenere gli attuali livelli produttivi, cento miliardi per raddoppiarli in circa cinque anni.

E il petrolio venezuelano, viscoso e ad alto contenuto di zolfo, è sì adatto alle raffinerie statunitensi del Golfo del Messico, ma ha alti costi di estrazione e trasformazione. Visti gli enormi investimenti necessari, i bassi prezzi attuali del barile e la storia di espropri di Caracas, i colossi del Big Oil non hanno fretta di seguire l’invito di Trump a tornare nel Paese latino-americano.

Fra loro e il presidente inizierà una delicata partita di scambi di favori pretesi e concessi. Su Politico è già filtrato da Washington che Trump potrebbe pretendere che Chevron, Exxon e Conoco investano pesantemente in Venezuela, se vogliono ancora mantenere il controllo delle loro concessioni.

Queste ultime senz’altro chiederanno di essere aiutate con soldi del contribuente americano. Alla fine non sarebbe sorprendente se la Casa Bianca intervenisse. Trump negli ultimi mesi si è già dimostrato pronto a impegnarsi in nazionalizzazioni parziali sui microchip (con Intel) e sulle terre rate (con Mp Materials). Perché non dovrebbe farlo per l’oro nero di Caracas?

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