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Giornalista da Gaza scrive una lettera-testamento al figlio : “L’ho fatto per te”.
L'ultima lettera di Mariam Abu Dagga al figlio da Gaza. La toccante eredità di una giornalista che ha sacrificato la vita per raccontare la verità. Le sue parole d'amore, il testamento spirituale e il racconto del prezzo del giornalismo in guerra. Per non dimenticare.

giornalista Gaza

«Figlio mio, tutto quello che ho fatto era per te, sii felice.» Sono parole che pesano come macigni, scritte con l’inchiostro della speranza e del dolore, quelle che Mariam Abu Dagga, giornalista freelance da Gaza, ha lasciato al suo amato figlio Ghaith. Il suo ultimo messaggio è una lettera-testamento, redatta tra il crepitio delle bombe e le ombre della fame che avvolgono la Striscia di Gaza, dove anche essere giornalista significa vivere ogni giorno in bilico tra la vita e la morte.

L’addio di una giornalista a Gaza: l’ultimo messaggio per il figlio

Mariam, giornalista freelance, apprezzata da numerose testate internazionali, tra cui Associated Press, ha perso la vita durante un raid israeliano sull’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud di Gaza. La mattina della sua morte, la reporter ha trovato la forza di affidare ancora una volta la sua voce alla carta, rivolgendosi direttamente a Ghaith, il figlio dodicenne da cui era stata separata all’inizio della guerra, quando lui era stato evacuato per sicurezza.

Le parole di Mariam Abu Dagga: “Non piangere, prega per me”

«Ghaith, cuore e anima di tua madre, ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena.» In queste righe traspare tutta la forza morale di una madre che, pur sapendo di essere in trappola in una terra martoriata, pensa unicamente al futuro di suo figlio. «Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi una persona che vale, capace di affrontare la vita, amore mio.» Un’esortazione a vivere con dignità, a non lasciarsi piegare dal dolore, ma a trasformarlo in forza.

Il Testamento Spirituale: “Chiama tua figlia Mariam”

«Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me.» Un piccolo gesto per non spezzare il filo sottile della memoria, per tramandare il nome e il coraggio di chi ha scelto di raccontare la verità fino all’ultimo respiro.

Il prezzo del giornalismo a Gaza: vittime tra i reporter

La voce di Mariam non è sola. Insieme a lei, altri sei reporter hanno perso la vita davanti all’ospedale Al Shifa, vittime di un altro raid, segno di quanto il mestiere del giornalista sia diventato una missione ad altissimo rischio a Gaza. Tra loro anche Anas al Sharif, storico corrispondente di Al Jazeera, che aveva lasciato la sua testimonianza: «Non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, sperando che Dio fosse testimone di chi è rimasto in silenzio e di chi ha soffocato il nostro respiro.»

La missione di Mariam: dare voce ai senza voce nell’Ospedale di Khan Younis

Per mesi, Mariam aveva continuato a varcare le porte dell’ospedale Nasser, raccontando la disperazione e la fame dei bambini di Gaza. Non era solo cronaca: era il tentativo di dare voce a chi voce non ne ha più, di restituire dignità a chi sopravvive nell’ombra della guerra.

L’ultima preghiera di una madre: “Sii felice”

La lettera si chiude con un ultimo, struggente appello: «Tu sei il mio amore, il mio cuore, il mio sostegno, la mia anima e mio figlio: colui che mi fa alzare la testa con orgoglio. Sii sempre felice e conserva una buona reputazione. Ti prego, Ghaith: la tua preghiera, poi ancora la tua preghiera, e poi ancora la tua preghiera.»

Parole che restano, nell’eco delle esplosioni, come un fragile baluardo contro l’oblio. Parole che raccontano, meglio di ogni cronaca, il prezzo altissimo della guerra e la forza dell’amore di una madre.

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