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Frode Stazione di Servizio

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Frode Stazione di Servizio

di Gianclaudio De Zottis

Caserta 21 ottobre 2025

L’inchiesta della Guardia di Finanza svela il doppio sistema per evadere l’iva e rivendere i prodotti petroliferi a prezzi concorrenziali emettendo false fatture per oltre 96 milioni di euro

Una frode da oltre 17 milioni di euro nel settore dei carburanti scovata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta e dal I Gruppo di Napoli che, all’esito di un’articolata indagine, hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale di S. Maria C.V., su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 30 società e altrettante persone fisiche.

Le indagini, a tutela del libero mercato e della concorrenza, hanno consentito ricostruire l’esistenza di una rilevante “frode carosello”, che ha coinvolto l’intera filiera commerciale dei prodotti per autotrazione, dal deposito fiscale ai distributori stradali, operante con il solo scopo di evadere l’iva. Il sistema fraudolento è stato realizzato attraverso l’impiego di società cartiere che, direttamente o per il tramite di ulteriori società “filtro”, risultavano, solo figurativamente, cessionarie del carburante e omettevano di versare l’imposta consentendo, in tal modo, alle imprese destinatarie di ottenere forniture a costi nettamente inferiori rispetto a quelli di mercato.

In particolare, si legge in una nota del Procuratore Capo Pierpaolo Bruni, l’illecita attività è stata realizzata secondo due distinti sistemi di frode. Il primo attuato attraverso l’illecita applicazione di quanto previsto dalla Legge di Stabilità del 2018 che annoverava, al ricorrere di specifici criteri di affidabilità, alcuni casi di esenzione dell’obbligo di versamento immediato dell’iva per determinate categorie di soggetti commerciali. La frode è stata realizzata mediante l’interposizione di società di “missing trader” – intestate a soggetti prestanome gravati da precedenti anche di natura fiscale, carenti di strutture operative e di disponibilità patrimoniali e quindi prive dei criteri di affidabilità previsti – che acquistavano il prodotto in esenzione iva per poi rivenderlo, dopo un vorticoso giro di fatture false, alle ditte che procedevano a loro volta all’immissione in commercio presso i distributori stradali senza, tuttavia, ottemperare ai previsti obblighi fiscali.

Il secondo sistema prevedeva un regime di non imponibilità delle cessioni, ovvero attraverso la presentazione di mendaci dichiarazioni d’intento di società cartiere, le quali attestavano fraudolentemente di possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia di accise potendo, così, illecitamente, beneficiare di acquisti senza l‘applicazione dell’iva. La dichiarazione d’intento è un documento con cui gli esportatori abituali verso Paesi extra europei manifestano di essere in possesso dei requisiti necessari per acquistare beni e servizi in esenzione dell’iva dai fornitori nazionali. Tutte le società “buffer” utilizzate per la realizzazione degli scopi illeciti venivano, prima del termine di scadenza per la presentazione delle dichiarazioni annuali, poste in liquidazione o chiuse per cessata attività, omettendo di effettuare i versamenti d’imposta.

Attraverso tale complesso schema fraudolento, sono stati immessi in consumo circa 87 milioni di litri di gasolio e benzina per autotrazione, con un’evasione iva milionaria che ha consentito di ottenere forniture di carburante a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli di mercato ed effettuare la vendita a tariffe concorrenziali.

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