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Enrico Bugli: la maledizione di un artista ribelle in mostra a Napoli
"Caro Bugli, che tu sia maledetto. Ti odio. Mi hai rubato la pace. Non è una dichiarazione d’amore, Dio non voglia, ma hai fatto come un extraterrestre: sei sceso con il tuo disco nell’aia della mia fattoria, hai deposto un baccello e poi te ne sei andato."

“Caro Bugli, che tu sia maledetto. Ti odio. Mi hai rubato la pace. Non è una dichiarazione d’amore, Dio non voglia, ma hai fatto come un extraterrestre: sei sceso con il tuo disco nell’aia della mia fattoria, hai deposto un baccello e poi te ne sei andato.”

Queste parole, scritte da Umberto Eco, non sono l’inizio di un romanzo, ma il ritratto perfetto di Enrico Bugli: un artista che ha attraversato l’arte italiana come una cometa, lasciando dietro di sé opere scomode, provocatorie, a volte spiazzanti. E ora, dopo quarant’anni di silenzio, Bugli torna con OPERE, una mostra antologica che ripercorre la sua carriera irrequieta, allestita alla galleria FrameArsArtes, in Corso Vittorio Emanuele 525, a Napoli, dal 24 giugno 2025, ore 19.00.

Un ritorno che sembra un’apparizione

C’è qualcosa di magico, o forse di beffardo, in questa mostra. Bugli, napoletano doc, classe 1937, ha scelto di riemergere quando ormai molti lo avevano dato per disperso nel mare magnum dell’arte contemporanea. La mostra, curata da Paola Pozzi e Brunello Nardone, con un testo critico di Domenico Mennillo, è un viaggio a ritroso tra tele, collage e installazioni che raccontano un artista sempre in bilico tra genio e provocazione.

All’ingresso, i visitatori vengono accolti dalla celebre Corona di Poeta, un’opera che da sola vale il biglietto. Poi, procedendo, si scoprono i dipinti degli anni ’80, mai esposti prima, dove Bugli riscopre il mito greco e il Rinascimento con uno sguardo che è insieme devoto e irriverente. E poi ancora, i collage degli anni ’60 e ’70, opere che sembrano voler dire: “L’arte? Forse è solo un gioco, ma un gioco serissimo.”

L’artista che seppellì se stesso (e fece scaricare 10 tonnellate di lapilli in galleria)

Bugli non è un artista che si può raccontare con toni pacati. La sua storia è fatta di gesti eclatanti, come quando nel 1974 inscenò il proprio funerale, facendosi portare in bara per le strade di Napoli (Autofunus), o quando, due anni prima, riempì una galleria d’arte con 10 tonnellate di lapilli del Vesuvio (Operazione Vesuvio).

Era un periodo, quello degli anni ’70, in cui Bugli lavorava al confine tra arte e vita, tra happening e provocazione sociale. Le sue “macchine comportamentali”—strani congegni tra scultura e giocattolo—erano pensate per coinvolgere (o sconvolgere) lo spettatore. E poi c’erano i film, le inchieste, le collaborazioni con riviste d’avanguardia: un’attività frenetica che lo rese una delle figure più discusse della scena napoletana.

Dall’Informale al mito: l’evoluzione di un anticonformista

Bugli non è sempre stato il provocatore che conosciamo. I suoi esordi, negli anni ’50, furono nel segno dell’Informale, con quadri materici che dialogavano con Burri e Kline. Poi, negli anni ’60, arrivò la rottura: l’incontro con Mario Persico e Stelio Maria Martini lo spinse verso un’arte più radicale, fatta di collage volutamente “sbagliati”, oggetti incollati sulle tele, opere che sfidavano l’idea stessa di pittura.

Negli anni ’80, dopo un periodo di riflessione, tornò alla tela con un ciclo di dipinti ispirati alla mitologia classica—un approccio più meditativo, ma sempre con quella vena di ironia che lo ha reso unico.

Perché vedere questa mostra?

Perché Enrico Bugli è uno di quegli artisti che o li ami o li detesti, ma non puoi ignorarli. Perché la sua storia è fatta di colpi di scena, di opere che sfidano il buon gusto, di gesti che ancora oggi fanno discutere. E perché, dopo quarant’anni di assenza, questa mostra è un’occasione unica per riscoprire un maestro che ha fatto della provocazione un’arte.

“Caro Bugli, che tu sia maledetto.” Forse Umberto Eco aveva ragione. Ma se l’arte è anche questo—scomodare, irritare, far pensare—allora la maledizione è un complimento.

In occasione del vernissage sarà presentato il libro Via Carrera 70, un progetto di Bugli e Domenico Mennillo.

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