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DOPO DIECI ANNI DI MANCANZA DI COLLABORAZIONE OGGI È IL GIORNO DELLA VERITÀ PER GIULIO REGENI: DAVANTI ALLA CORTE D’ASSISE DI ROMA, ARRIVERÀ LA SENTENZA PER I QUATTRO UOMINI DELLA NATIONAL SECURITY EGIZIANA ACCUSATI DI AVERLO RAPITO, TORTURATO E UCCISO
DOPO ANNI DI ACCUSE INFAMANTI, DAL SUO DIARIO EMERGE CHE NON ERA UNO SPROVVEDUTO E, SOPRATTUTTO, NON ERA UNA SPIA

Si chiude dopo oltre dieci anni il primo capitolo giudiziario in Italia sulla morte di Giulio Regeni. La Corte d’Assise di Roma è chiamata a esprimersi oggi, 28 settembre 2026, sui quattro esponenti dei servizi segreti civili egiziani accusati del sequestro, delle gravi sevizie e dell’assassinio del ricercatore friulano. La decisione arriva al termine di un lunghissimo percorso investigativo iniziato il 3 febbraio 2016, giorno del drammatico ritrovamento del corpo lungo la Desert Road che collega Il Cairo ad Alessandria.
Il verdetto riguarda quattro figure chiave degli apparati di sicurezza nordafricani, da sempre considerati irreperibili dal proprio governo ma individuati dai magistrati di Piazzale Clodio: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
Al termine della discussione in aula, l’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sollecitato pene durissime per gli imputati, processati in contumacia a causa del persistente rifiuto di cooperazione da parte delle autorità egiziane. Per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l’autore materiale delle violenze fatali all’interno delle strutture di detenzione, è stato richiesto l’ergastolo. Per gli altri tre ufficiali superiori della National Security, la Procura capitolina ha invece proposto una condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno.
L’iter che ha condotto alla giornata odierna è stato caratterizzato da costanti tentativi di insabbiamento oltreoceano. Nelle prime fasi successive al delitto, gli apparati del Cairo tentarono di archiviare il caso attribuendo la responsabilità a una banda di criminali comuni, uccisi in circostanze fumose. La determinazione degli inquirenti del Ros dei Carabinieri e dello Sco della Polizia di Stato ha però permesso di spostare il focus sui servizi segreti già nel 2018.
Da quel momento, la diplomazia giudiziaria egiziana ha opposto un netto rifiuto a inviare i dati anagrafici e i domicili degli indagati, un espediente tecnico che ha congelato il procedimento nel 2021 per difetto di notifica. L’impasse è stata superata solo grazie a una storica pronuncia della Corte Costituzionale, che ha autorizzato i tribunali italiani a procedere per i reati di tortura anche in assenza di riscontro dello Stato estero coinvolto, consentendo l’apertura del dibattimento nel febbraio del 2024.
Il dibattimento romano ha restituito dignità alla figura scientifica di Giulio Regeni, spazzando via le tesi diffamatorie che lo dipingevano come un agente sotto copertura. I controlli bancari eseguiti in Italia hanno confermato la presenza di fondi irrisori legati unicamente alle sue passate collaborazioni universitarie.
I suoi appunti metodologici, scritti prima del soggiorno in Egitto e depositati agli atti, dimostrano come il giovane fosse perfettamente conscio della delicatezza della sua ricerca sul sindacato autonomo dei venditori ambulanti. Nei diari personali, Regeni registrava con rigore accademico i soprusi della polizia locale verso i commercianti e le dinamiche di corruzione stradale, ignaro del fatto che i suoi stessi interlocutori lo avessero già segnalato alla National Security, trasformando il suo lavoro di studio in una trappola mortale.

mohamed-ibrhaim-athar-kamel-1639405_800_q50-175x200 DOPO DIECI ANNI DI MANCANZA DI COLLABORAZIONE OGGI È IL GIORNO DELLA VERITÀ PER GIULIO REGENI: DAVANTI ALLA CORTE D'ASSISE DI ROMA, ARRIVERÀ LA SENTENZA PER I QUATTRO UOMINI DELLA NATIONAL SECURITY EGIZIANA ACCUSATI DI AVERLO RAPITO, TORTURATO E UCCISOhelmy-uhsam-1639406_800_q50-177x200 DOPO DIECI ANNI DI MANCANZA DI COLLABORAZIONE OGGI È IL GIORNO DELLA VERITÀ PER GIULIO REGENI: DAVANTI ALLA CORTE D'ASSISE DI ROMA, ARRIVERÀ LA SENTENZA PER I QUATTRO UOMINI DELLA NATIONAL SECURITY EGIZIANA ACCUSATI DI AVERLO RAPITO, TORTURATO E UCCISOmagdi-ibrahim-abdelal-sharif-1639407_800_q50-176x200 DOPO DIECI ANNI DI MANCANZA DI COLLABORAZIONE OGGI È IL GIORNO DELLA VERITÀ PER GIULIO REGENI: DAVANTI ALLA CORTE D'ASSISE DI ROMA, ARRIVERÀ LA SENTENZA PER I QUATTRO UOMINI DELLA NATIONAL SECURITY EGIZIANA ACCUSATI DI AVERLO RAPITO, TORTURATO E UCCISO
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