Dalla Calabria l’insegnamento di Nuccio Ordine: “L’utilità dell’inutile”.
Il pensiero pedagogico di Nuccio Ordine: una difesa appassionata della scuola come spazio di libertà, cultura e formazione dell’essere umano.
Figlio della Calabria
Nuccio Ordine, nato a Diamante nel 1958, è stato uno storico della letteratura, saggista e critico letterario, considerato “il saggista italiano più conosciuto nel mondo”.

Docente Ordinario di letteratura italiana all’Università della Calabria ha maturato, forse proprio in virtù della sua professione, una visione “controcorrente” di “sistema scolastico”
In un’epoca in cui la scuola viene spesso ridotta a un trampolino verso il mondo del lavoro, il professor Nuccio Ordine ha rappresentato una voce fuori dal coro, un intellettuale capace di restituire alla scuola la sua dignità originaria: quella di essere uno spazio di formazione dell’essere umano, contraria ad una pedagogia di tipo utilitaristico finalizzata solo al lavoro.
L’utilità dell’inutile
A queste riflessioni ha dedicato il suo best seller: “L’utilità dell’Inutile”, che lo ha fatto emergere come uno dei più grandi saggisti contemporanei.
In quest’ottica Ordine ha difeso con passione le discipline considerate “inutili” — come la letteratura, la filosofia, la musica, l’arte, le lingue classiche — sostenendo che esse sono fondamentali per lo sviluppo del pensiero critico e della sensibilità umana. In una società dominata dal culto dell’efficienza e del guadagno, queste materie rischiano di essere marginalizzate, ma sono proprio loro a custodire la memoria, la fantasia, la libertà.
Contro l’aziendalizzazione della scuola
Nel suo intervento pubblico più noto, intitolato “La scuola non è un mercato”, Nuccio Ordine ha criticato con forza la trasformazione della scuola in un’“azienda” che produce titoli e competenze spendibili sul mercato, la scuola deve formare “cittadini liberi” capaci di pensare con la propria testa, oltre la logica dello sfruttamento utilitaristico del sapere. “Non si va al liceo per un diploma, né all’università per una laurea,” affermava con convinzione. La scuola, secondo lui, deve formare cittadini liberi, capaci di pensare con la propria testa, di dissentire, di scegliere. In questo senso, il sapere non è un mezzo per il profitto, ma un fine in sé: è ciò che ci rende umani.
Un concetto più volte ribadito anche durante le sue numerose interviste: “Non bisogna far credere ai giovani che studiare serve solo per trovare un mestiere e guadagnare dei soldi. Si studia per formarsi come persone e diventare migliori».
Educare all’eresia
Una delle immagini più potenti che Ordine ci ha lasciato è quella dell’educazione come “invito all’eresia” — non nel senso religioso, ma etimologico: educare significa aiutare a scegliere, a prendere posizione, ad elaborare, a dissentire quando necessario. In un mondo che tende all’omologazione, la scuola deve essere il luogo dove si coltiva il pensiero divergente, la responsabilità civile, la libertà interiore.
Si è espresso duramente anche contro l’alternanza scuola-lavoro e i PCTO (n.d.r. “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento”), che a suo avviso sviliscono il ruolo educativo della scuola. “Le scuole non sono imprese,” dichiarava, denunciando l’idea che lo studio debba servire solo a trovare un impiego. Per lui, il compito del docente è aiutare gli studenti a diventare migliori, non semplicemente più “occupabili”.
Conclusioni
Dunque, per il grande saggista, la scuola rappresenta uno dei luoghi fondamentali in cui si forma la coscienza dell’individuo e si costruisce il tessuto etico e intellettuale della società. Non è, come spesso viene riduttivamente concepita, un laboratorio finalizzato alla produzione di competenze spendibili sul mercato del lavoro, né un meccanismo di selezione sociale. È, piuttosto, uno spazio in cui si coltiva la libertà del pensiero, si educa alla responsabilità e si alimenta la capacità di interrogarsi sul senso dell’esistenza. La cultura, secondo il professore calabrese, non è un privilegio né un ornamento. È ciò che ci salva dalla superficialità, dall’indifferenza, dalla barbarie. È ciò che ci rende degni, non perché ci eleva sopra gli altri, ma perché ci permette di comprendere la nostra fragilità e di agire con responsabilità. In questo senso, la scuola non è solo il luogo dove si trasmettono conoscenze, ma dove si costruisce l’umano.
Commento all'articolo