Cronaca e potere: Alemanno, ombre nere e allarme democratico
Dalla destra eversiva ai legami con Mafia Capitale: il caso Alemanno riaccende un pericoloso segnale per la democrazia italiana.
Italia, alla scuola di Fiore Marro impari innanzitutto che devi essere bipartizan nel raccontare la notizia, unica arma di un atto di guerra che si chiama diritto di cronaca, per combattere l’invasione savoiarda, che oltre che territoriale cerca sempre più essere psicologica e soprattutto culturale. Per il potere oppressivo dell’ invasore la stampa libera è un problema in quanto ultimo baluardo di un popolo vinto ma non sconfitto, silente ma non domato, che non cadrà mai. Nonostante tutto, equo oggi non posso esserlo e mi perdonino i miei mentori per questo articolo che eè un atto di accusa oramai ad una cricca che è pericolosa perché ha perso il pudore. Alemanno, vero di Pino Rauti, politico intelligente ma legato forse sui malgrado a quella destra eversiva che borderline tra il parlamento e la Piazza, stringeva rapporti con tutti, ponendosi come sponda per mafia e simili. Alemanno viene tollerato da sempre proprio perché nella galassia nera soprattutto del cielo romano, gravitano Massimo Carminati, che dicesi avere raccolto l’archivio di Mini Pool Pecorelli, che nella sua “terra di mezzo ” ha fatto proliferare crescere l’indagine ” Mafia Capitale” che tra i personaggi non in cerca di autore, ha collocato nella movida romana Michele Senese camorrista la cui progenie irrompe con le bracerie riservando tavoli al sottosegretario alla giustizia Del Mastro ed i vertici del DAP. Alemanno è carcere per vicende legate alla sua ex funzione di Sindaco del Comune Capitolino dove non riusciva a pagare le cambiali sottoscritte per i debiti contratti, per vincere il ballottaggio contro Rutelli. Mon dieu nessuna pena e’ infamante, ma ricevere l’abbraccio all’uscita dal carcere da parte del Vannacci nazionale speriamo senza futuro, è uno scandalo ed un allarme allo stesso tempo. Il cronista ha il dovere di non essere pro, tantomeno contro, Ma oggi bisogna allontanarsi da questo principio. Nella famosa birreria nel 1933 tutti deridevano un oscuro combattente della grande guerra che sapeva interpretare le pulsioni degli imbecilli. Tutti lo deridevano proprio ora come tutti deridono l’ex generale, assolutista del nulla tranne che di odio. L’inviato news medi fa scrisse che Trump avrebbe preferito Il Generale alla Meloni ora in disgrazia alla Casa Bianca che forse foraggia la deriva democratica di futuro Nazional. Un caso ? Forse . Oppure la pietanza che i furbi preparano per gli sciocchi che la mangiano . Hugo’ docet ancora una volta.
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