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Cronaca del Plebiscito
Quando l’indignazione popolare è sfociata in violenza per la mancata promessa della libertà di voto

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Cronaca del Plebiscito

Montesano, 21 ottobre 1861. Gravi e violenti fatti sono avvenuti in questa cittadina il giorno del plebiscito sul Regno d’Italia, ecco come si sono svolti i fatti.

La popolazione del paese certa dell’immunità dichiarata nei giorni precedenti circa la libertà di scelta si è recata baldanzosa alle urne.

Dopo qualche scheda infilata nell’urna dei “SI” un paesano, un certo Vincenzo Iacovino dichiara di voler votare a favore di S.M. Francesco II, non ebbe neanche il tempo di completare la sua dichiarazione che alcune guardie nazionali iniziano a percuoterlo e poi lo arrestano per ordine del sindaco.

A tale vista l’intera popolazione è insorta inneggiando al sovrano borbonico e dopo essersi armata di fucili, scure, ronche, bastoni, forche e inizia a prendere i militi della guardia nazionale a fucilate e lanci di pietre.

I militi hanno risposto al fuoco ponendo così fine alla vita di tre persone mentre un’altra è rimasta gravemente ferita.

Nel mentre vennero aperte le porte delle prigioni e fatti evadere i detenuti tra cui il prete Nicola Germino tacciato di essere un reazionario borbonico.

Il capitano della Guardia Nazionale, temendo il peggio, si è arroccato nel proprio palazzo con tutta la milizia e ai notabili e davanti a tale palazzo si sono raccolte centinaia di persone che minacciano di incendiarlo.

Come prima richiesta la gente chiede il disarmo della Guardia Nazionale ma ad un rifiuto del capitano il fabbricato viene tenuto a bersaglio da sassi e tizzoni accesi vengono lanciati alla volta della stalla ricolma di fieno.

Altri popolani prendono a saccheggiare la casa del sindaco e le campane risuonano a stormo per richiamare altra gente.

l’arrivo dei reparti della Guardia Nazionale di Padula ha messo in fuga i manifestanti che si disperdono per le campagne.

Un testimone afferma che questa è stata una rivolta contro i galantuomini e gli arrestati sono in gran parte braccianti, ma c’è anche qualche pastore e degli artigiani.

L’indignazione popolare è sfociata in violenza per la mancata promessa della libertà di voto, un tale Francesco Bello di Tortorella durante il procedimento istruito a suo carico afferma “Mi furono indicati due cartelli, uno col si, l’altro col no, ed io prescelsi quest’ultimo”.

A Montesano il popolo è insorto al grido di “Viva Francesco II” perché il nuovo sovrano che appariva come il Re Galantuomo è in realtà il re dei galantuomini, cioè di quella classe dominante che il passato regime aveva fortemente osteggiato e che con i Savoia si riscattava nei confronti del basso censo, ora, con il nuovo regime conquista il potere locale e per gestirlo non esita a rifuggire alle peggiori forme di prevaricazione.

Questa cronaca è uno dei tanti episodi accorsi alle popolazioni meridionali all’atto di esprimere la propria opinione con il plebiscito di annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, i fatti descritti sono stati raccolti negli atti del Tribunale Civile e Correzionale e Corte d’Assise di Salerno nella serie di Reati pubblici e brigantaggio datati tra il 30 ottobre e il 3 novembre 1860.

oltre a questi fatti molti altri fatti risultano presenti nei faldoni conservati, basterebbe semplicemente spulciarli.

Volendo essere corretti ci tengo a rammentare che analoghe iniziative italiane vennero attuate anche 6 anni dopo in Veneto che accettò sommessamente il risultato, noi invece …

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