Cosa non torna nel giallo del giornalista morto a Eboli?Non c’è traccia del cellulare, uscito senza documenti e con lesioni sul corpo.
Il caso della morte di Luigi Luca Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato carbonizzato nelle campagne di Eboli, si fissa al centro di una fitta rete di enigmi investigativi che l’autopsia ha risolto solo in parte. Le prime risultanze medico-legali e i rilievi dei carabinieri delineano uno scenario di estrema violenza, lasciando però aperti diversi interrogativi fondamentali sia sulla dinamica dell’omicidio sia sulla vita privata della vittima.L’esame autoptico ha escluso in modo definitivo l’ipotesi di una morte causata da colpi di arma da fuoco, smentendo i primi sospetti legati a un proiettile rinvenuto nella zona del delitto. Resta invece drammaticamente aperta l’ipotesi che l’uomo possa essere stato bruciato vivo: i periti stimano al 50% la probabilità che la combustione sia avvenuta quando il 53enne era ancora cosciente. Per fare piena luce su questo dettaglio saranno necessari i risultati degli esami istologici e tossicologici, attesi in un arco di tempo compreso tra i 40 e i 60 giorni.
Il puzzle investigativo si complica a causa di tre elementi chiave che non tornano nel racconto delle ultime ore di vita del giornalista: il telefono scomparso e i documenti a casa, la sera di sabato scorso Esposito è uscito dalla propria abitazione senza portare con sé i documenti d’identità, lasciati nell’appartamento insieme a vecchi cellulari ormai inutilizzati. Manca all’appello soltanto lo smartphone che usava quotidianamente, del quale non è stata trovata traccia sul luogo del delitto. L’apparecchio potrebbe essere stato distrutto o fatto sparire dall’assassino per cancellare i tabulati telefonici e gli ultimi contatti.I segni del pestaggio.
Il cadavere presenta numerose fratture ossee, gli investigatori stanno cercando di capire se le lesioni siano il risultato di un violento pestaggio a calci, pugni o colpi di bastone prima del rogo, oppure se siano state provocate dall’azione distruttiva del calore intenso durante la combustione del corpo.
L’altro grande enigma riguarda il movente e le frequentazioni della vittima, Esposito millantava abitualmente con conoscenti ed estranei di essere un dirigente e funzionario dell’Arpac (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale). Gli inquirenti stanno scavando a fondo per capire in quali contesti il giornalista spendesse questo falso ruolo e se tale messinscena possa averlo cacciato in un giro pericoloso, fino a decretarne la condanna a morte.
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