Caso Francesca Oliva: Cartelle Falsificate per Coprire il Malasanità al Pineta Grande
Una macchinazione coordinata per nascondere i propri errori e cancellare le prove del decesso di una giovane madre. Nelle motivazioni della sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il giudice monocratico Norma Cardullo usa parole durissime. La falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva fu «una scelta funzionale ad allontanare dai sanitari della clinica ogni responsabilità per il decesso, tenuto conto dell’elevato grado di negligenza con cui gli stessi operatori sanitari avevano curato la paziente».
La vicenda riguarda la tragedia di Francesca Oliva, 29enne di Gricignano d’Aversa, morta nel maggio 2014 al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno per una setticemia fulminante, dopo aver dato alla luce tre gemelli (due dei quali deceduti).
Il giudice ha messo nero su bianco l’esistenza di una vera e propria «complessa opera di alterazione», condotta con piena consapevolezza da medici e vertici della struttura. Le condanne per falso in atto pubblico colpiscono tre figure chiave:
- Vincenzo Schiavone (titolare della clinica e ritenuto il “dominus” della struttura): condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione.
- Giuseppe Delle Donne (medico): condannato a 3 anni e 4 mesi.
- Gabriele Vallefuoco (medico): condannato a 3 anni e 4 mesi.
- Assolto invece il quarto medico coinvolto, Stefano Palmieri.
Secondo la ricostruzione del magistrato, il dottor Vallefuoco modificò i documenti quando la ventinovenne era già morta. Il medico inserì alterazioni su fasi del ricovero a cui non aveva nemmeno partecipato: un’azione mirata che, secondo la sentenza, «non poteva che pervenire da un’esplicita richiesta» del titolare Schiavone.
Il processo ha svelato nel dettaglio come fu manipolata la cartella clinica post-mortem per blindare la clinica da eventuali indagini:
- Falso inserimento di terapie: Fu aggiunta la somministrazione – in realtà mai avvenuta – di un potente antibiotico ad ampio spettro per dimostrare una tempestività d’intervento inesistente.
- Cancellazione dei dati: Furono eliminati sistematicamente tutti i riferimenti scritti che descrivevano il progressivo malessere generale in cui versava la donna.
La scoperta della truffa sui documenti sanitari rappresenta l’unico punto fermo di una vicenda giudiziaria tormentata. Nel maggio 2014 Francesca Oliva arrivò al Pineta Grande in condizioni disperate dall’ospedale di Giugliano in Campania.
Per la sua morte finirono inizialmente a processo ben 14 medici con l’accusa di omicidio colposo. Tuttavia, nell’ottobre 2021, il tribunale pronunciò l’assoluzione per tutti i sanitari con la formula «per non aver commesso il fatto». La colpa medica fu attribuita interamente al ginecologo di fiducia della donna, Sabatino Russo, che però era già deceduto nel 2017 e non ha mai potuto subire una condanna. Proprio dalle pieghe di quel primo processo nacque lo stralcio d’indagine sulla cartella clinica, che ha portato oggi alle uniche condanne definitive per la tragedia.
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