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Borse e mercati, qualcosa sta cambiando?
I rendimenti dei titoli obbligazionari hanno superato il 4% spingendo i gestori a rivedere i portafogli.

Negli ultimi mesi parlando dei mercati azionari abbiamo evidenziato i valori massimi che gli indici hanno toccato. Abbiamo più volte evidenziato come nonostante situazioni economiche reali non facili, i listini azionari ignorassero questi segnali proseguendo per la loro strada rialzista. Sono stati questi avvenimenti che hanno accomunato quasi tuttte le borse a livello mondiali.

Ma per borse e mercati, qualcosa sta cambiando, alcune di queste performance si sono ottenute grazie ai grandi rialzi dei titoli legati a società attive nel settore tecnologico come: intelligenza artificiale, produzione di chip, varie attività high-tech. Abbiamo evidenziato della bolla speculativa che si temeva vedendo le quotazioni di alcuni di questi titoli salire a dismisura. Altre volte abbiamo scritto dei rischi, per queste società, che gli immensi investimenti effettuati per sviluppare questi settori, se non avessero visto i giusti ritorni, si sarebbero potuti trasformare in grandi crolli dei listini. Tutto ciò fortunatamente non è avvenuto, e sui listini azionari non è avvenuta neanche quell’inversione di tendenza che magari ci si aspettava dopo tanti rialzi. Abbiamo osservato solo delle rettifiche dovute a delle vendite per prese di profitto avvenute tra giugno e luglio che hanno portato gli indici azionari mondiali leggermente al di sotto dei traguardi raggiunti.

Lentamente però qualche cosa cambiava ed i segnali di ciò che avveniva sono stati forse avvertiti lentamente o in leggero ritardo.

Le conseguente del conflitto Usa-Iran

Dallo scoppio dell’assurdo conflitto voluto da Trump contro l’Iran abbiamo avuto un forte rialzo del prezzo del petrolio, abbiamo considerato ciò come conseguenza immediata dell’evento bellico, che poi sarebbe presto rientrato. Non è accaduto proprio così, anzi non abbiamo considerato subito, non ne eravamo nenche a conoscenza, dell’importanza dello Stretto di Hormuz per il traffico di greggio a livello mondiale.

La crisi che va avanti da oramai oltre sei mesi ha fatto si che il prezzo del petrolio restasse in forte tensione. In un’economia mondiale dipendente da questo bene primario è facile cominciare a vedere subito i primi segnali inflazionistici. Salgono i prezzi delle materie prime, salgono i prezzi dei beni che per essere prodotti hanno bisogno di energia (gas), salgono anche i prezzi dei beni che vengono trasportati su gomma (e sono la massima parte, almeno da noi).

Gli interventi di politica monetaria

In questo scenario di inflazione crescente entrano in ballo le Autorità Monetarie dei vari paesi che manovrando i tassi di interesse possono tentare di correggere la deriva inflazionistica. E’ attesa per giovedì 10 settembre la riunione della BCE in materia di tassi. Molto più lenta ad agire invece la Fed che attenderà venerdì 11 il report sull’inflazione negli Usa, prima di prendere delle decisioni.

Cosa avviene sui mercati finanziari

Ma i mercati finanziari spesso anticipano gli eventi. Abbiamo osservato da alcune settimane che le borse si stanno muovendo in maniera più tranquilla, senza grandi oscillazioni, spesso con andamenti non uniformi tra le varie piazze, mostrando incertezza. Al contrario, il settore dei Titoli di Stato a livello generale, si sta muovendo in un’unica direzione, a cominciare da quello americano (Treasury Bond), i rendimenti stanno tutti salendo ed i prezzi di mercato tendono a scendere. Questo scenario accomuna anche i paesi europei. I nostri Btp decennali sono arrivati al 4,18%, gli omologhi francesi (Oat) al 4,20%, resistono sotto la soglia del 4% solo i Bund tedeschi ed i Bonos spagnoli. Allineandosi ai rendimenti crescenti dei titoli già in circolazione sul mercato anche le nuove emissioni subiranno dei ritocchi sui tassi, e lo stesso avverrà per le obbligazioni non governative, quelle quindi emesse da società private che per essere più appetibili per gli investitori dovranno pagare interessi maggiori, o comunque in linea con quello che c’è sul mercato.

Riequilibrare i portafogli di investimento

Indossando i panni dei gestori di grandi imprese finanziarie, fondi comuni o grandi banche d’affari, questo significa pure spostare parte di capitali da un comparto di mercato più rischioso (azionario) ad uno meno rischioso (obbligazionario) che però garantisce un rendimento certo. Una goccia in un mare se un risparmiatore retail vende una parte del suo portafoglio azionario e acquista un certo numero di obbligazioni, ma movimenti dello stesso tipo effettuati in grandi dimensioni da operatori istituzionali, posso realmente condizionare gli andamenti dei mercati finanziari.

 

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