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Addio a Lea Massari
E' morta Lea Massari: un’icona di originalità e talento nel cinema italiano e internazionale.

E' morta Lea Massari: un’icona di originalità e talento nel cinema italiano e internazionale.

Una personalità unica nel panorama cinematografico

Originalità, classe e una personalità fuori dal comune hanno caratterizzato la carriera di questa straordinaria attrice, scomparsa a 91 anni a Roma.

Appartenente alla generazione che contribuì alla rinascita del cinema italiano nel dopoguerra, Lea Massari si distinse per la sua presenza scenica discreta ma magnetica. A differenza di dive come Sophia Loren o Silvana Mangano, non faceva affidamento sull’istintività, e nemmeno sull’aura eterea di Claudia Cardinale. La sua recitazione era concreta, intensa, priva di ostentazione, nonostante la bellezza che le aveva aperto le porte del cinema.

Gli esordi e il riconoscimento artistico

Nata Anna Maria Massatani in una famiglia della media borghesia romana, esordì nel cinema con Proibito (1954) di Mario Monicelli. Ma fu Renato Castellani a regalarle il suo primo ruolo da protagonista in I sogni del cassetto (1957), dove interpretò Lucia, una giovane studentessa di chimica travolta da un tragico destino.

La sua interpretazione segnò un punto di svolta nel neorealismo italiano, raccontando una nuova generazione di donne con sensibilità e profondità. Fu poi Michelangelo Antonioni a consacrarla come musa del cinema d’autore, affidandole il ruolo di Anna ne L’avventura (1960), pietra miliare della “trilogia dell’incomunicabilità”. La sua presenza-assenza nel film rimane una delle più suggestive della storia del cinema.

Dalla commedia italiana al successo internazionale

La versatilità di Massari si rivelò anche nella commedia: memorabile la sua performance in Una vita difficile (1961) di Dino Risi, al fianco di Alberto Sordi. La scena in cui i due personaggi, durante una cena con monarchici, apprendono alla radio della vittoria della Repubblica, è un capolavoro di ironia e tensione.

La sua carriera divenne presto internazionale: lavorò a Hollywood in La città prigioniera (1964), in Spagna con Carlos Saura, e in Francia, dove recitò accanto a Michel Piccoli ne L’amante (1970) di Claude Sautet. Ma fu Soffio al cuore (1971) di Louis Malle a regalarle uno dei ruoli più audaci della sua carriera, quello di una madre coinvolta in una relazione incestuosa con il figlio adolescente.

Gli anni d’oro e il ritiro dalle scene

Negli anni ’70, Massari divenne una delle attrici più richieste del cinema europeo, lavorando con registi del calibro di Francesco Rosi (Cristo si è fermato a Eboli), i fratelli Taviani (Allonsanfan), e Alain Delon (La prima notte di quiete). Il piccolo schermo la celebrò come Anna Karenina nello sceneggiato Rai del 1974, dimostrando ancora una volta la sua straordinaria capacità interpretativa.

Si ritirò dalle scene nel 1990 con Viaggio d’amore, accanto a Omar Sharif, lasciando un’eredità artistica di raro spessore.

Una vita fuori dagli schemi: impegno e sensibilità

Irrequieta e riservata, Massari evitò sempre il jet set e le interviste. Sposò nel 1963 il pilota Carlo Bianchini, con cui visse in Sardegna fino al divorzio nel 2005. Fu anche una convinta animalista, una scelta radicale nata da un episodio traumatico durante una battuta di caccia: “Sparai a un coniglietto pensando fosse una lepre. Mi morì tra le braccia e io sono morta con lui”, raccontò in un’intervista.

La sua battaglia per i diritti degli animali fu anticipatrice dei tempi: rifiutò la carne, denunciò gli allevamenti intensivi e si oppose alla vivisezione con una passione che rifletteva il suo profondo rispetto per la vita.

Un’eredità indelebile

Lea Massari ha lasciato un segno indelebile nel cinema e nella cultura italiana. La sua eleganza, la forza interpretativa e la coerenza di vita la rendono un’icona senza tempo, capace di ispirare ancora oggi.

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