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A Napoli i cittadini dei quartieri spagnoli hanno oscurato il murales dedicato a Maradona, il “monumento” più visitato della città

Napoli.

Maradona oscurato per ripicca. Lo hanno fatto gli abitanti dei Quartieri Spagnoli per protestare contro le multe comminate dai vigili urbani per una sequela di irregolarità. Bibitari abusivi, gadget taroccati, alimenti fuori norma. Una stangata cui la gente ha risposto con uno sciopero bianco. Risultato: migliaia di turisti a bocca asciutta. Senza selfie e foto di rito. “L’abbiamo fatto noi, affaccia sul suolo mio…” dicono gli abitanti che rivendicano la genesi della Diegomania. Una mania che porta notevoli guadagni vendendo in mille modi diversi l’immagine del Pibe de oro. “Vi facciamo i complimenti, ma dovete seguire le regole” dice invece il Comune.  Insomma un botta e risposta che, dalle premesse, potrebbe durare ancora a lungo.

Aggiungiamo che, i diritti sull’immagine di Maradona, sono sempre stati praticamente indifendibili. Ci provò Maradona stesso, inviando il suo amico manager Jorge Cyterszpiller a negoziare con i falsari per cercare se non altro di ottenere una percentuale sulla vendita di magliette, sciarpe, palloni, bandiere con il suo sorriso stampato sopra. Niente da fare neanche allora. E oggi i suoi eredi faticano ancora di più.

È indubbio che l’inarrestabile pellegrinaggio calcistico all’altare del Pibe de Oro ha contribuito più di una legge speciale al risanamento della vita sociale ed economica dei Quartieri Spagnoli. Dove prima le vendite arrancavano, ora spopolano gli spritz e i gudget.  Diego è sin dal 1984 un napoletano purosangue ma da quando è morto è diventato a tutti gli effetti  il dio di Napoli.

Il fatto è che nella città del realismo magico, dove i fantasmi vanno a braccetto con le persone come in un romanzo di Garcia Marquez o in una commedia di Eduardo De Filippo, il Pibe è diventato il signore indiscusso della devozione partenopea. Lo scugnizzo nato a Baires e rinato a Napoli contende perfino a san Gennaro la corona di santo protettore della città. Al punto che anni fa andava a ruba un poster con il busto del santo e la faccia di Diego, con la scritta San Gennarmando.

Accanto a Totò, a Eduardo, a Massimo Troisi, a Pino Daniele. Anzi ancora più in alto, visto che agli altri non si attribuiscono miracoli. Mentre il Diez ne ha fatti tanti. Come quello di regalare al Napoli il primo scudetto della sua storia il 10 maggio del 1987. Ma il più grande lo fece prendendo per mano la città piegata dal terremoto, come si prende per mano una madre ferita per trascinarla fuori dalle macerie materiali e psicologiche, restituendole il diritto alla gioia. Questo Napoli non lo ha mai dimenticato.

Come non dimentica quello che il campione argentino continua a fare giocando una partita celeste fatta di assist che il Napoli trasforma in gol. E la città in nuove chances di sviluppo. Come la marea di turisti che la invade redistribuendo risorse, posti di lavoro, soft power.

Ecco perché Partenope lo ha eletto a nuova divinità e il murale di Largo Emanuele De Deo, ormai per tutti Largo Maradona, è il monumento più visitato. L’anno scorso ben sei milioni di turisti, due milioni più di Pompei, hanno risalito i vicoli dei Quartieri per rendere omaggio all’icona del dio mancino che campeggia tra ex voto, candele, fiori e fiumi d’incenso. Questa passione travolgente, a metà fra sacro e profano, assomiglia tanto a una beatificazione dal basso, a una canonizzazione pop.

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