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Codice etico o censura? Presto le nuove regole per il personale scolastico sui social
Giuseppe Valditara, ministro dell'istruzione e del merito nel governo Meloni, introduce un codice etico per tutelare la reputazione della scuola.

Il Ministero dell’Istruzione, guidato da Giuseppe Valditara, torna a colpire la libertà del corpo docente con l’annuncio di un nuovo “codice etico” che pretende di regolamentare l’uso dei social network da parte degli insegnanti. Una mossa presentata come necessaria per “tutelare l’immagine della scuola”, ma che in realtà nasconde un chiaro intento controllista e repressivo, fondato su una visione ipocrita e paternalistica del ruolo degli educatori.

Libertà sotto torchio, tra ipocrisia e doppi standard

Valditara sostiene che l’autorevolezza di un insegnante dipenda non solo dalla sua competenza, ma anche dalla “sobrietà” dei comportamenti pubblici, compresi quelli online. Peccato, però, che questa moralizzazione a senso unico non sembri applicarsi ai politici o agli stessi vertici istituzionali, spesso protagonisti di polemiche ben più gravi sui social. Perché un docente dovrebbe essere giudicato con un metro diverso da quello riservato a chi governa?

Il riferimento a casi come quello dell’educatrice licenziata per il profilo OnlyFans o del professore che ha insultato la figlia del premier è strumentale: invece di affrontare i veri problemi della scuola—precariato, stipendi da fame, strutture fatiscenti—il Ministero preferisce distrarre l’opinione pubblica con una crociata moralista, colpevolizzando il personale scolastico.

Una censura mascherata da “decoro”

Il codice si allinea alle norme già esistenti per i dipendenti pubblici, ma con un’aggravante: ogni scuola potrà aggiungere ulteriori restrizioni, aprendo la porta a interpretazioni arbitrarie e a possibili abusi. Cosa succederà a un insegnante che critica le politiche scolastiche? O a chi esprime posizioni scomode? Il rischio è che, in nome di un falso perbenismo, si finisca per azzerare ogni dissenso, trasformando i docenti in automi senza voce.

Una commissione di giuristi per decidere cosa è lecito pensare

Che una commissione di esperti debba stabilire come un insegnante debba comportarsi online la dice lunga sulla sfiducia del Ministero verso il suo stesso personale. Invece di investire su formazione e dialogo, si preferisce imporre regole calate dall’alto, come se gli educatori fossero incapaci di autoregolarsi.

Conclusioni: il vero scandalo è la scuola allo sbando

Mentre la scuola pubblica affonda tra carenze strutturali e abbandono istituzionale, Valditara si preoccupa di monitorare i post su Facebook. Invece di ascoltare le esigenze di chi lavora ogni giorno in classe, il Governo preferisce punire, limitare, censurare. Un’operazione di facciata, che non risolve nulla ma dimostra ancora una volta quanto la politica odierna sia distante dal mondo reale.

Se l’obiettivo è davvero “tutelare la reputazione della scuola”, forse sarebbe meglio iniziare dai tagli ai fondi, dagli stipendi da fame e dalla mancanza di risorse—non dalla libertà di espressione degli insegnanti.

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