Caricamento in corso

TRENTOLA-DUCENTA APPALTI ALLA CAMORRA
Imprenditore svela i legami con tra clan, politici e costruttori

Nel processo sull’infiltrazione mafiosa a Capua, emergono i rapporti tra imprenditori, clan Zagaria e politica locale. Tra i nomi coinvolti anche quello di Orlando Zagaria, fratello del pentito Francesco Zagaria.

Nel cuore del processo sulle infiltrazioni della camorra a Capua, città di Ettore Fieramosca, il costruttore giuglianese Gabriele Repino ha aperto uno squarcio sui meccanismi economici che legavano imprenditoria, criminalità organizzata e politica.

 

Repino, sentito dalla terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Giuseppe Meccariello, ha descritto in aula gli affari condotti con Domenico Pagano, titolare della “Immobiliare Generale” e ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Pagano, secondo gli inquirenti, era un imprenditore di riferimento per la fazione Schiavone, finanziata attraverso lavori ottenuti grazie all’intervento del clan.

 

Uno degli affari chiave riguarda un terreno acquistato a Casapulla, dove sarebbero dovuti sorgere appartamenti destinati al Cral dell’Aeronautica Militare. L’intero pacchetto azionario fu poi ceduto a Domenico Capone, dal quale gli imprenditori ricevettero i relativi utili. Un’altra operazione riguardava la realizzazione di una RSA, mai completata a causa della mancata variazione di destinazione d’uso. Il progetto si è concluso con il sequestro dell’immobile e il fallimento della società, nonostante i finanziamenti ricevuti dalla Banca Monte dei Paschi di Siena di Villaricca.

 

In aula ha testimoniato anche Luca Diana, imprenditore di San Cipriano d’Aversa, ritenuto vicino al collaboratore di giustizia Francesco Zagaria.

Diana ha raccontato di aver conosciuto Orlando Zagaria, fratello del pentito, ai tempi dell’università, precisando di aver avuto con lui rapporti di stima e amicizia. Orlando ricopriva il ruolo di direttore tecnico nella Prisma Costruzioni, società che partecipò ai lavori di ristrutturazione della scuola “Ettore Fieramosca” di Capua. Diana, interpellato sul pagamento di 25mila euro alla Prisma, ha parlato di “noleggio mezzi e attrezzature”, pur ammettendo di aver scoperto solo dopo che dietro quella società si celava Domenico Farina, imprenditore ritenuto fedelissimo del clan.

Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche l’ex direttrice della filiale di Santa Maria Capua Vetere della Banca Popolare di Bari, che ha spiegato le procedure di prelievo in contanti e i controlli sulle operazioni bancarie. Il nome del cassiere Andrea D’Alessandro, considerato vicino a Francesco Zagabria, è emerso come figura chiave nella movimentazione di fondi.

 

Gli imputati e l’impianto accusatorio

Alla sbarra Domenico Pagano, Domenico Farina e il tecnico Alfredo Maria Cenviti, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno, turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio e riciclaggio. L’inchiesta è parte di una maxi-operazione che ha travolto anche l’ex sindaco di Capua Carmine Antropoli, diversi ex assessori comunali e imprenditori noti nell’agro aversano.

Secondo la DDA di Napoli, era stato costruito un sistema radicato in cui tecnici, amministratori pubblici e imprese agivano in sinergia per pilotare gli appalti pubblici a vantaggio delle aziende legate ai clan, in particolare le fazioni Zagaria e Schiavone. In cambio, i clan offrivano sostegno elettorale e finanziamenti.

 

Prossime udienze e difesa

Il processo riprenderà ad ottobre con l’escussione dei consulenti della Direzione Distrettuale Antimafia. Tra i legali della difesa figurano gli avvocati Giovanni Cantelli, Vittorio Giaquinto e Giuseppe Stellato.

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo