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I NOMI. Corruzione al Giudice di Pace di Santa Maria Capua Vetere: la Procura di Roma chiede oltre 40 anni di carcere per avvocati e magistrati

Casapesenna
Pene severe per oltre 40 anni complessivi di reclusione sono state sollecitate dalla Procura di Roma nell’ambito del processo sulle sentenze truccate all’ufficio del Giudice di Pace di Santa Maria Capua Vetere. Il pubblico ministero capitolino – competente per i procedimenti che coinvolgono i magistrati del distretto giudiziario campano – ha depositato la propria requisitoria, formulando le richieste di condanna per i sette imputati, tra cui figurano toghe onorarie e noti legali del foro sammaritano.
Al centro dell’inchiesta, condotta in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Caserta, c’è un collaudato sistema di corruzione in atti giudiziari. Secondo l’impianto accusatorio, i verdetti relativi a finti incidenti stradali venivano pilotati a favore degli avvocati compiacenti in cambio di regali di lusso e altre utilità destinate ai giudici.
Il rappresentante dell’accusa ha quantificato le singole condanne per i professionisti coinvolti nel giro di patiti assicurativi fantasma. Nel dettaglio, le richieste avanzate al tribunale sono le seguenti:
  • Giuseppe Luongo (avvocato): chiesti 6 anni e 8 mesi di reclusione;
  • Rosindo Martone (giudice onorario): chiesti 5 anni e 8 mesi di reclusione;
  • Maria Gaetana Fulgeri (giudice di pace): chiesti 5 anni e 8 mesi di reclusione;
  • Bruno Dursio: chiesti 5 anni di reclusione;
  • Vincenzo Castaldo, Michele Zagaria e Michele Chirico (avvocati): chiesti 4 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno;
  • Giuseppe D’Amico e Michele D’Amico: chiesti 4 anni di reclusione ciascuno.
Il processo rappresenta lo sviluppo dibattimentale di una vasta indagine nata a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Roma su input dei magistrati inquirenti della Procura. Gli accertamenti investigativi dei finanzieri e dei poliziotti casertani avevano svelato come l’esito dei contenziosi civili per i sinistri stradali non venisse deciso in base alle prove, bensì mercanteggiato attraverso uno scambio di favori e doni preziosi, minando la regolarità delle procedure giudiziarie a Santa Maria Capua Vetere. Con le richieste del pm la parola passa adesso alle difese prima della sentenza di primo grado.
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