Caserta- I NOMI – False polizze e pellet fantasma sul web: otto indagati rischiano il processo nel Casertano
SANTA MARIA CAPUA VETERE. Un sistema ben oliato, capace di sfruttare la vetrina del web per attirare ignari acquirenti e svuotare i loro portafogli. È la fitta rete di raggiri telematici scoperta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha portato la Procura a richiedere il rinvio a giudizio per otto persone residenti nella provincia di Caserta.
Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti era tanto semplice quanto efficace. Gli indagati pubblicavano su internet annunci civetta offrendo beni e servizi di largo consumo a prezzi incredibilmente competitivi rispetto ai valori di mercato. Tra le esche preferite spiccavano le polizze Rc Auto e le forniture di pellet, due voci di spesa particolarmente sentite dalle famiglie. Una volta agganciata la vittima, questa veniva convinta a effettuare il pagamento; incassato il denaro, però, i venditori sparivano nel nulla, senza mai spedire la merce o attivare l’assicurazione.
Al centro dell’inchiesta è finita una vera e propria organizzazione con ruoli ben definiti. Secondo la ricostruzione dei magistrati, una figura di spicco sarebbe stata quella di Giovanni Fiondella (40 anni, di Villa Literno), ritenuto il coordinatore delle attività e il gestore dei flussi di denaro sporco. Accanto a lui, l’accusa contesta la partecipazione a vario titolo di Andrea Modesto (43 anni) e Maria Modesto (40 anni) di Capodrise, Angela Barra (40 anni) e Maddalena Iannucci (53 anni) di Santa Maria Capua Vetere, Giuseppe Bernardo (46 anni) di Marcianise, Giuseppe Mattioli (38 anni) di Caserta e Maria Francesca Russo (30 anni) di Casagiove.
Alcuni di loro avevano il compito specifico di reclutare prestanome pronti a intestarsi conti correnti e schede telefoniche per far sparire le tracce dei proventi.
I controlli incrociati delle forze dell’ordine hanno permesso di ricostruire almeno 46 episodi di truffa, che hanno fruttato un giro d’affari complessivo di diverse migliaia di euro. Durante le perquisizioni sono state sequestrate numerose sim card e somme di denaro contante. Ora la palla passa al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà valutare la richiesta di processo; per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
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