Le Borse mondiali ed i mercati finanziari dal 3 al 7 agosto 2026
Il cessate il fuoco e le parole di Trump, poi smentite, su un imminente accordo per Hormuz spingono le borse. Anche le semestrali positive hanno contribuito ai rialzi. Sul valutario sostegno allo Yen, ritorna l'interesse sull'oro.
Scenario geopolitico e situazione internazionale: Durante il fine settimana appena trascorso (tra l’1 ed il 2 agosto) sono state le parole del presidente Trump e la sua decisione di fermare gli attacchi contro l’Iran gli argomenti di dibattito. Trump oltre a sospendere le attività belliche ha pronunziato frasi molto ottimiste in merito ad una immediata ripresa dei negoziati di pace con l’Iran. Teheran dal canto suo sembra meno ottimista pur non smentendo completamente le parole di Trump. Tutto questo ovviamente a distanza di due giorni da minacce pesantissime di distruzione totale che il presidente Usa rivolgeva al Paese Islamico, ma siamo abituati a questi comportamenti.
Sul fronte Russia Ucraina non sembra ci sia stata nessuna particolare novità, infatti anche in questi ultimi giorni non sono mancati attacchi reciproci con missili e droni. Ha destato scalpore un attentato avvenuto a Mosca in un ristorante italiano la sera di sabato 1 agosto. Possibile destinatario della bomba rudimentale introdotta e fatta esplodere da un’attentatrice entrata nel locale sembra il comandante dell’aereonautica russa presente li per una festa privata. Sono morti l’attentatrice, una guardia che l’ha fermata all’ingresso e sembra altre tre persone.
Nella Striscia di Gaza si continua a morire anche se ci si muove per cerca un poco di cibo ed acqua, come è accaduto lo scorso 1 agosto quando il criminale esercito israeliano ha colpito con un drone e colpi di artiglieria due nuclei familiari che si aggiravano tra le macerie e la tendopoli in cerca di viveri. Sono morte così dodici persone tra cui tre bambini.
Borse mondiali ed europee: Lunedi e martedì ottimo andamento della borsa americana e di quelle europee, non così per l’Asia. Forse è partito il famoso rally di agosto? Fatto sta che mercoledì anche le borse asiatiche chiudono in grande spolvero. In realtà, a metà settimana, si comincia di nuovo a sperare in un accordo tra Iran ed Usa e questo carica di ottimismo i mercati azionari. I cinque giorni appena trascorsi ci hanno fatto osservare cose interessanti che hanno spinto diversi indici a testare nuovi massimi. Uno di questi è proprio il nostro FtseMib che ha toccato in intraday (mercoledì) i 54000 punti, per poi ripiegare e chiudere a ridosso di tale risultato. Altro indice in recupero è stato il Dow Jones di Wall Street. L’indice americano che raggruppa un vasto paniere di titoli industriali finanziari ecc. ha in questi giorni recuperato parecchi punti, viaggiando di pari passo con il tecnologico Nasdaq, anch’esso in guadagno, ma dimostrando un’attenzione ritrovata finalmente anche per comparti più tradizionali. Riepilogando ed attenendoci ai numeri le piazze asiatiche terminano la settimana contrastate, va bene il Giappone, scende la borsa di Seul, chiudono bene gli indici cinesi e di Shanghai, perde Hong Kong. Il Vecchio Continente archivia una settimana all’insegna dei rialzi su tutte le piazze. Per la borsa Usa dopo l’inizio settimana di fuoco gli indici si sono mossi con maggiore prudenza, cedendo di nuovo qualche punto, ma dimostrando un’ottima tenuta. Il bilancio finale resta comunque positivo anche per gli indici newyorkesi.
Mercato obbligazionario domestico e spread: La settimana inizia con spread e rendimenti al ribasso fatto questo più che positivo che ridà anche maggiore fiducia al settore. I valori di riferimento per lo spread hanno oscillato tra i 77 ed 80 punti, ma l’aspetto positivo viene dai rendimenti scesi bel sotto la soglia del 4% della scorsa settimana. Tutto ciò grazie anche ai prezzi dei Btp che sono al rialzo. Nei primi tre giorni del periodo i rendimenti variavano tra il 3,95% ed il 3,87%. Gli ultimi due giorni della settimana abbiamo visto lo spread restare in una forbice di valori tra 78 ed 80, ed i rendimenti tra il 3,90 ed il 3,92%. Il settore obbligazionario continua a muoversi all’unisono per tutti i paesi dell’Eurozona; il benchmark di riferimento per tutti è sempre il Bund tedesco con scadenza decennale. Relativamente al nostro Debito Pubblico in questi giorni gli acquisti sono tornati ed i prezzi sono risaliti comprimendo i rendimenti.
Mercato valutario: Inizio settimana con uno Yen forte che scambia contro l’Euro a 180 e contro il Dollaro a 156,90. Una manovra congiunta a sostegno della valuta nipponica è stata posta in essere dalle Autorità Monetarie di Stati Uniti e Giappone. Il Giappone è il più grande detentore di Dollari e di Debito Pubblico americano, ma i suoi tassi di interesse sono tra i più bassi. Entrambi i due paesi hanno iniziato a comprare Yen che aveva raggiunto i livelli più bassi degli ultimi quaranta anni. Così facendo il cambio $/Yen è sceso da 164 a 156, l’effetto positivo per il Giappone è quello di limitare l’eccessivo indebolimento dello Yen, ma anche gli Usa traggono profitto riducendo gli squilibri provocati dagli alti differenziali dei tassi di interesse tra i due paesi. Nei giorni successivi comunque abbiamo osservato nei confronti dell’Euro un Dollaro più stabile, mentre lo Yen manifesta comunque un rapporto di cambio che tende a salire. Il prosieguo della settimana sul mercato dei cambi non ha riservato ulteriori sorprese. I rapporto di cambio delle valute monitorate hanno mantenuto con l’Euro un discreta stabilità. Lo Yen, dopo i minimi di lunedì ottenuti grazie all’intervento delle due Banche Centrali, si è di nuovo lievemente indebolito nei confronti della Moneta Unica scambiando in area 182,50 per la seconda parte della settimana.
Petrolio Brent: Lunedì partenza in forte ribasso per il prezzo del petrolio. Le parole di Trump su un imminente ripresa dei negoziati con Teheran e sullo sblocco di Hormuz ha galvanizzato il mercato del greggio. Spesso però le parole di Trump restano tali e non sono suffragate dai fatti. Fonti iraniane smentiscono il presidente Usa e martedì il prezzo del petrolio ritorna a salire, il Brent risale oltre gli 85$ a barile. Martedì il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Besset si dimostra ottimista su un rapido accordo su Hormuz: il Brent scende da 85 ad 80$ a barile. Ad apertura di mercato mercoledì, il prezzo del barile tocca il minimo di periodo 77/78, le speranze sono che realmente si raggiunga un accordo a breve; in effetti in serata la notizia viene confermata ed il prezzo del greggio si stabilizza in area 80$. Il nodo però tra i negoziatori Oman ed Iran da un lato ed Usa dall’altro è tutto imperniato sullo Stretto di Hormuz. La rapidità con cui sono state diffuse notizie di accordi si gelano poi quando i paesi arabi rilanciano e parlano di un pedaggio che le navi dovrebbero pagare per transitare dallo Stretto. Gli Stati Uniti rifiutano assolutamente una imposizione per far ripartire i transiti delle petroliere e delle altre navi commerciali, pertanto tutte le belle parole pronunciate restano tali. Quindi in realtà nulla è cambiato ed il prezzo del greggio ne risente subito. Giovedì supera gli 80 e tocca anche gli 82 dollari a barile, mentre venerdì risale quasi in area 85 per poi ripiegare, e continuare a passare di mano per tutta la seduta intorno agli 82/83,50$ a barile per tutto il pomeriggio.
Oro: Dopo i primi due giorni poco movimentati, il prezzo del metallo giallo mercoledì mattina si impenna ed arriva a 4157$ l’oncia, il massimo da un mese. Questo è l’effetto euforico che si sta verificando anche su questo settore sulle rinnovate speranze di pace in Medio Oriente. Nel pomeriggio riparte la marcia verso l’alto e l’oro guadagna altri 100$ ad oncia. Nella seconda parte della settimana il trend viene confermato e giovedì il valore arriva a sfiorare i 4300$, valore poi abbondantemente superato nella giornata di venerdì. Il metallo giallo quindi recupera in questa settimana una buona parte del valore perso negli ultimi cinquanta giorni. Ma ora è passata l’euforia, ed il motivo del rialzo è un altro. La perplessità dovuta al contesto geopolitico mondiale, nel quale vengono affermati dei fatti dati per certi e che poi si rilevano invece solo dei pensieri ben lontani dalla realtà, non fa altro che prolungare la fase di incertezza e spingere una parte di investitori nel sicuro bene rifugio.
| Date | 03/08/26 | 04/08/26 | 05/08/26 | 06/08/26 | 07/08/26 |
| FtseMib | 52872 | 53540 | 53447 | 53683 | 53717 |
| Dax(D) | 26036 | 26223 | 26139 | 26165 | 26355 |
| Cac40(Fr) | 8614 | 8667 | 8669 | 8700 | 8715 |
| Ftse100(Gb) | 10858 | 10879 | 10888 | 10873 | 10901 |
| Smi(Ch) | 14372 | 14463 | 14552 | 14519 | 14545 |
| Ibex35(E) | 19983 | 20024 | 20057 | 20180 | 20176 |
| Dow Jones | 53178 | 54086 | 54349 | 53885 | 54037 |
| Nasdaq100 | 28777 | 29733 | 29488 | 29373 | 29722 |
| S&P500 | 7600 | 7736 | 7724 | 7710 | 7758 |
| Nikkei225 | 63755 | 63957 | 66300 | 65683 | 65607 |
| Eur/Usd | 1,1535 | 1,1515 | 1,1554 | 1,1542 | 1,1535 |
| Eur/Gbp | 0,8563 | 0,8563 | 0,8572 | 0,857 | 0,8576 |
| Eur/Chf | 0,932 | 0,9319 | 0,9345 | 0,9346 | 0,9347 |
| Eur/Yen | 180,73 | 181,26 | 182,08 | 182,17 | 182,64 |
| Petrolio Brent | 83,74 | 79,4 | 79,17 | 81,3 | 83,46 |
| Usd a barile | |||||
| Oro ($ oncia) | 4036 | 4087 | 4261 | 4266 | 4354 |
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