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Il Forte di Fenestrelle per i meridionali
Una ferita mai del tutto rimarginata

Il Forte di Fenestrelle per i meridionali rimane una ferita mai del tutto rimarginata con il nord
Fenestrelle è una fortezza piemontese tristemente nota nella storiografia neoborbonica come il lager dove furono reclusi migliaia di soldati meridionali e oppositori dopo l’Unità d’Italia nel 1860.
Dopo la caduta di Gaeta, nel febbraio 1861 e la dissoluzione del Regno delle Due Sicilie, le truppe sabaude si trovarono a dover gestire decine di migliaia di prigionieri dell’Esercito delle Due Sicilie.
Il governo del Regno d’Italia propose ai soldati prigionieri di integrarsi nel nuovo Esercito Italiano, previa firma del giuramento di fedeltà a Vittorio Emanuele II.
​La maggior parte degli ufficiali e dei soldati accettò o venne congedata.
Tuttavia, un nucleo riottoso rifiutò il giuramento, rimanendo fedele a Francesco II di Borbone.
Per questi soldati indisciplinati o intestabili, le autorità militari predisposero dei depositi di riordinamento nel Nord Italia, tra cui la fortezza di Fenestrelle, San Maurizio Canavese e Alessandria.
Qualche giorno fa, mentre mi accingevo a fare visita al sito in questione, ritenuta la struttura fortificata più grande d’Europa e seconda a livello globale solo alla Grande Muraglia Cinese, lo sguardo è andato su un messaggio lasciato su un punto di informazione,
Esaminato mi sono accorto che rappresenta un’importante testimonianza della memoria che, nonostante gli anni, alimenta meridionali convinti del torto avuto.
Esprime un sentimento reale di ferita ancora aperta.

IMG-20260731-WA0040-150x84 Il Forte di Fenestrelle per i meridionali
Lo riporto integralmente:  “A perenne memoria dei martiri del Mezzogiorno.
Uomini liberi e fieri che, coraggio indomito non vollero riconoscere l’invasore della propria terra d’origine, Vittorio Emanuele Il di Savoia.
Fedeli a un giuramento sacro e strappati bruscamente ai loro affetti, subirono l’onta della prigionia e l’orrore di indicibili barbarie e torture.
Lontani dal calore delle loro case, qui perirono straziati dal freddo e dalla fame, vittime di una spietata logica sottomissione.
Infine, perché di loro non rimanesse memoria e per cancellare il seme della loro ribellione, i loro corpi martoriati vennero gettati e disciolti nella calce viva.
Questo luogo e queste parole siano oggi altare di verità e giustizia.
Il loro sacrificio non è stato vano; il loro grido di resistenza e la loro dignità sopravvivono nel tempo, monito eterno per le generazioni future e per la storia d’Italia.
Che la terra che li ha visti nascere, e che tanto amarono, accolga per sempre il loro spirito.
Cari fratelli del Sud riposate in pace, che la vostra testimonianza sia d’esempio nell’attuale società, dove quest’ultima conosce la storia scritta dai vincitori e non dai vinti.
I VOSTRI FRATELLI DEL SUD“.
Senza nascondere le ombre dei vincitori né inventare i martiri dei vinti sulla storia di Fenestrelle, cerco attraverso un’analisi contestuale e il confronto puntuale con le fonti d’archivio e la storiografia accademica, di riportare i fatti che conseguirono.
E come gli storici accademici provo a separare la nostalgia dalla critica delle fonti.
È del tutto vero che la repressione del post-Unità nel Mezzogiorno fu caratterizzata da episodi di estrema violenza e da una legislazione d’eccezione.
​Tra il 1861 e il 1870, l’Italia meridionale fu teatro della cosiddetta “guerra al brigantaggio”.
Reazione legittimista filo-borbonica o filo-papale, legata alla mancata distribuzione delle terre, all’introduzione della leva militare obbligatoria e all’aumento della pressione fiscale.
Per contrastare le bande armate, lo Stato italiano promulgò nel 1863 la Legge Pica, che introdusse i tribunali militari contro il brigantaggio, la fucilazione diretta per chi opponeva resistenza armata e il domicilio coatto per i fiancheggiatori.
Questo clima di scontro fratricida ha lasciato un’eredità di dolore reale che, nei decenni successivi, ha alimentato il senso di rivalsa dei meridionali.

IMG-20260731-WA00291-150x88 Il Forte di Fenestrelle per i meridionali

Tra narrazione e ricerca d’archivio sul presunto sterminio dei prigionieri meridionali nella fortezza di Fenestrelle emerge:
Nella vulgata neoborbonica diffusa da autori come Fulvio Izzo e Lino Jannuzzi, Fenestrelle viene spesso definita il “primo campo di concentramento europeo” o “il Lager dei Savoia”, ipotizzando la morte di decine di migliaia di soldati borbonici sciolti nella calce viva.
​Contrariamente, la realtà storica emersa dalle ricerche d’archivio condotte tra gli altri da storici come Alessandro Barbero e Carmine Pinto, restituisce un quadro assai diverso, pur nella rigidità delle condizioni detentive dell’epoca.
È storicamente accertato che le condizioni a Fenestrelle fossero dure.
Trattandosi di una fortezza alpina situata a oltre 1.100 metri d’altitudine, il clima invernale era rigido per truppe provenienti da regioni meridionali.
I tassi di affollamento, la scarsità di vestiario adeguato nei primi mesi e le epidemie, come il tifo, causarono indubbiamente sofferenze e decessi.
​La storia su Fenestrelle, a distanza di anni presenta evidenti forzature e inesattezze.
Per questo non rimane che accoglierla con il beneficio del dubbio, consapevoli che il tempo ha ormai alterato la verità dei fatti.
Per finire.  Sulle tragedie delle guerre il mio pensiero va alle sue vittime: chiunque perisce per progetti di uomini con bramosia di potere.

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