Caserta, tangenti sulla Tav Napoli-Bari: il sistema delle cave travolge anche i vertici Rfi
CASERTA
Si allarga a macchia d’olio e arriva a colpire direttamente i quadri di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) la maxi–inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Da quanto è emerso, al centro delle indagini, c’è un presunto e articolato sistema corruttivo ramificato nel Casertano, nato intorno alla gestione e allo smaltimento dei materiali di scavo per la nuova linea ferroviaria dell’Alta Velocità Napoli–Bari.
Il fulcro dell’indagine ruota attorno a una commessa milionaria: un appalto dal valore complessivo di oltre 9 milioni di euro, finalizzato al conferimento e allo stoccaggio di ben 2 milioni di metri cubi di terre e rocce provenienti dai cantieri della Tav.
Secondo le tesi formulate dai magistrati, l’assegnazione di questo ricco filone di lavori all’imprenditore casertano Antonio Luserta, attivo nel settore delle cave, sarebbe stata pesantemente pilotata.
A fare da intermediario e a facilitare l’operazione, sfruttando il proprio peso politico, sarebbe stato l’ex sindaco di Caserta, Carlo Marino, un favoreggiamento che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe costato a Luserta una presunta tangente di poco superiore ai 200mila euro, versata proprio all’ex primo cittadino.
Ma la vera svolta investigativa delle ultime ore riguarda a sorpresa il coinvolgimento diretto di un funzionario di Rfi, Domenico Semplice, l’ipotesi avanzata dalla Procura è che l’uomo abbia incassato una mazzetta ancora più corposa, vicina ai 500mila euro, per garantire il via libera all’appalto.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno fatto scattare perquisizioni a tappeto che hanno toccato il dipendente delle ferrovie e la moglie, un avvocato civilista, finita anch’essa nel registro degli indagati.
Durante i controlli, i militari hanno rinvenuto e posto sotto sequestro ingenti somme di denaro contante e un orologio Rolex del valore stimato di circa 80mila euro, ritenuti possibili proventi dell’attività illecita.
Il decreto di perquisizione ha colpito in totale cinque nuovi soggetti, che vanno a sommarsi ai tre nomi già emersi nel primo blitz dello scorso 22 giugno (che aveva visto protagonisti Marino, Luserta e il legale Vincenzo Iorio). Tra le nuove figure iscritte nel registro degli indagati compaiono noti imprenditori del comparto estrattivo locale, e un architetto con funzioni di consulente tecnico per le imprese coinvolte.
L’ipotesi investigativa, coordinata dal procuratore capo, delinea uno scenario ben più ampio rispetto al singolo episodio: il sospetto forte è che l’ufficio del funzionario Rfi fosse il terminale di un sistema di dazioni sistematiche, alimentato anche da altri imprenditori delle cave desiderosi di assicurarsi una fetta dei lucrosi subappalti legati alla grande opera infrastrutturale del Mezzogiorno. Le indagini proseguono ora sui materiali informatici e sui documenti cartacei sequestrati per definire i precisi confini del network corruttivo.
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