Il Novecento napoletano di Lello Traisci.
Nella puntata di oggi, la rubrica La Musicaccia esplora il ruolo decisivo che la musica napoletana del Novecento ha esercitato nel rinnovamento dei linguaggi sonori, lasciando un’impronta riconoscibile anche oltre i confini italiani.
Oggi la nostra rubrica “La Musicaccia” affronterà l’importanza della musica napoletana del Novecento per l’evoluzione che ha saputo portare ed apportare a tutta la musica del resto della nazione e molto probabilmente del mondo. Ma prima di parlare dell’argomento è bene dire che questo secolo, per prima cosa è caratterizzato da due conflitti mondiali che hanno portato svariati e incommensurabili cambiamenti in ogni settore e in ogni luogo. Inoltre è stato un periodo di grandi innovazioni, di scoperte e notevoli sperimentazioni, basti pensare a Guglielmo Marconi ed i suoi innumerevoli esperimenti, al primo volo dei fratelli Wright, all’esplorazione della Luna e tanti altri avvenimenti che hanno posto le basi ad un progresso ed un ammodernamento veloce che ha portato notevoli cambiamenti allo stile di vita del popolo. 
Torniamo, però, alla nostra musica: il ‘900 ci porta alla divulgazione delle opere musicali tra un enorme quantità di pubblico grazie all’invenzione del grammofono e dei 78 giri che prenderanno pian piano il posto delle “copielle”, fogli volanti con testi e musica di singole canzoni, stampati o copiati a mano, che erano distribuiti da cantanti e suonatori ambulanti a prezzo molto contenuto. Diffuse dalla metà dell’Ottocento, le “copielle” riportavano i nomi dell’autore.
Nel secondo dopoguerra subentrarono i 33 e i 45 giri sempre in vinile, con vari modelli di giradischi, che permisero di incidere quelle romanze e canzoni, dando fama internazionale a grandi tenori come il napoletano Enrico Caruso nel primo ventennio del Novecento (che interpretò anche la canzone napoletana); poi il marchigiano Beniamino Gigli, suo “erede” dagli anni ’20 ai ’40.
Nel 1962 Lou Ottens, ingegnere della Philips, progetta un prototipo di registratore portatile a nastro con l’idea di rendere la musica accessibile a tutti. E ci riuscì alla grande perché la sua invenzione sarà adoperata fino al 2000. La registrazione sonora esercitò anche una grande influenza sullo sviluppo dei generi musicali popolari, poiché permise di registrare canzoni a basso costo e largamente distribuiti a livello nazionale ed internazionale.
Nel 1983 nasce il compact disc ma sarà introdotto soltanto a metà degli anni ’90. Intanto anche la musica a passo con la tecnologia si evolve e qui in Italia approdano numerosissimi stili musicali in particolar modo durante il dopoguerra.
Scopriamo ora, finalmente, come la canzone napoletana agli inizi del ‘900 si evolveva e dava origine a grandi opere riconosciute, ascoltate ed apprezzate in tutto il mondo.
Per prima cosa si devono evidenziare grandi poeti che si spesero per scrivere straordinari versi che poi divennero importanti canzoni, quelle che oggi fanno parte del repertorio classico napoletano e che sono interpetrati da grandi tenori, soprani e cantanti di tutto il mondo.
Tra i poeti più importanti napoletani abbiamo:
Roberto Bracco (19/9/1858 – 30/4/1943) – Salvatore Di Giacomo (12/3/1860 – 5/4/1934) – Ferdinando Russo (23/11/1866 – 30/1/1927) – a questi tre per onor di cronaca va aggiunto Gabriele D’Annunzio (Pescara 12/3/1858 – 1/3/1938), che non era nato a Napoli.
Oltre a questi sommi poeti che hanno elaborato grandi brani dalla valenza accademica vi erano anche i così detti canzonieri, che erano poeti d’istinto, non letterati e dunque lontani da qualsiasi influenza culturale, quindi veraci e schietti, che grazie ai loro testi ci hanno tramandato la Napoli vera, quella della gente comune.
Tra questi ricordiamo:
Pasquale Cinquegrana (21/4/1850 – 27/4/1935) – Poeta molto amato dal popolo, persona semplice ed umile un maestro elementare. I suoi brani più noti sono: ‘E bersagliere, Furturella, Ndringhete ndrà, Muntevergine, ‘A cura ‘e mamma; è stato anche autore di macchiette come ‘O rusecatore, Don Saverio, ‘O mbricato ‘O sbruffone, ‘O bizzuoco fauzo.
Giovanni Capurro (5/2/1859 – 18/1/1920) – Autore dell’intramontabile canzone ‘O Sole mio, altri successi conosciuti sono: Lilì Kangì – Totonno ‘e Quagliarella – ‘O pizzaiuolo nuovo – Quanno mammeta non ce stà – ‘A sciantosa – Perì pperò – Fili d’oro.
Giambattista De Curtis (20/7/1860 – 18/1/1926) – Autore, poeta, pittore e musicista, le sue canzoni parlano spesso della sua Sorrento, tra i suoi successi ricordiamo: Torna a Surriento, Carmela, Ninuccia, ‘A picciotta, ‘A surrentina, I’ m’arricordo ‘e te.
Aniello Califano (19/1/1870 – 20/2/1919) – Autore e poeta studente in ingegneria, anche lui cantava con amore la sua Sorrento. I suoi brani più celebri : ‘A surrentina, Serenata a Surriento, Ninì Tirabusciò, ‘O mare e’ Margellina, Mandulinata a mare, Tiempe belle, ‘O surdato nnammurato.
Giuseppe Capaldo (21/4/1874 – 25/8/1919) – Cantore verace e spontaneo dell’anima del tipico napoletano, morì giovane lasciandoci tanti successi: Comme facette mammeta – ‘A tazza ‘e cafè – Ll’arte d”o sole – ‘E llampadine.
Gennaro Ottaviano (25/7/1874 – 13/9/1936) – Un semplice garzone di cantina che sapeva scrivere bellissime poesie e canzoni. Il suo grande successo: ‘O marenariello.
Vincenzo Russo (16/3/1876 – 11/6/1904) – Un poeta della canzone semplice e sincera come la vita di quei tempi, poco istruito, ma incline all’arte dei versi, morì giovanissimo ma i suoi brani sono immortali: Maria Marì – Io te vurria vasà – Torna maggio – ‘A serenata d’e rrose – Canzone bella -L’urdema canzona mia.
Sempre in questo magico periodo nascono i primi editori musicali, come, Bideri, Ricordi, Santojanni, Pierro, Ceccoli, e vari musicisti diedero una mano ai grandi poeti per la nascita della canzone napoletana d’autore.
Tra i vari maestri che hanno dato origine alla melodia della canzone napoletana che hanno saputo ben accompagnare i meravigliosi versi dei poeti ed autori già menzionati c’è da ricordare:
Mario Costa, F. Paolo Tosti, Enrico De Leva, Luigi Denza, Vincenzo Valente, Ernesto De Curtis, Eduardo Di Capua, Salvatore Gambardella, Vincenzo Di Chiara, Giambattista De Curtis, Giuseppe Capolongo, senza tener conto di tanti altri validi musicisti che non firmarono le loro composizioni musicali.
Possiamo dedurre, dopo tutto ciò, che il Novecento napoletano è stato il periodo più alto della massima espressione artistica musicale e poetica di tutta la nazione, e che la vera musica Partenopea quella che ci rappresenta a pieno e che deriva dalle tradizioni e dalla nostra storia non morirà mai.
Le foto dei libri appartengono all’archivio privato del M°Traisci
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