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ATTENTI AL SAHEL ..ANTICIPIAMO GLI EVENTI ..APRIAMO GLI OCCHI …
Sahel, la nuova crisi globale dell’instabilità. Tra jihadismo in espansione, Stati fragili e nuove ingerenze internazionali, il Sahel rischia di diventare l’epicentro della prossima crisi mondiale.

Sahel

C’è una regione africana che rappresenta la nuova frontiera della instabilità con rischio di guerre locali, disordini e quindi nuova ondata migratoria, la regione del Sahel.

Tale regione, dopo il ritiro   della Francia, la zona definita “Sahel” che trovasi a cavallo di Mali, Niger e Burkina Faso alla ricerca di nuovo rapporto, strumenti militari ed anche nuove figure politiche, è ad un bivio insidioso ed anche pericoloso.

La Russia silenziosamente si è presentata come un’alternativa all’Europa ed è divenuta partner dei poteri locali che comandano l’area, ma appunto la frammentazione determina instabilità e logora questi piccoli ras locali in continue scaramucce, diremo una guerra frammentata dove si confrontano Stati deboli, eserciti sotto pressione, economie periferiche, jihadismo radicato e confini non confini.

Il tentativo di ridurre, nell’area, l’avanzata jihadista non ha sortito grossi effetti, Parigi si è allontanata ed il collasso ha preso il sopravvento nel Mali.

Dal Mali la violenza si è estesa al Burkina Faso e al Niger rendendo instabile tutta l’area, in tale vuoto di potere la Russia si è presentata come un’alternativa all’occidente ed alla Francia ma anche in questo caso sicuramente non si è instaurata un qualche stabilità politica, anzi, il logoramento locale prosegue.

 In questo stallo molto serio e molto grave si sostanzia il conflitto che resta e che coinvolge vaste aree oramai fuori controllo, quindi, come sempre, popolazioni in fuga, economie illegali, reti jihadiste mobili e Stati che faticano a governare il proprio territorio e negli ultimi anni il Sahel si è trasformato da periferia geopolitica a uno dei principali epicentri della competizione internazionale contemporanea.

Il Sahel centrale continua oggi a rappresentare il principale spazio di espansione del jihadismo africano. tanto che i loro seguaci hanno rafforzato il proprio controllo su vaste aree rurali approfittando della debolezza istituzionale degli stati e della frammentazione delle strutture di sicurezza regionali.

La crisi apertasi con i colpi di stato in Mali, Burkina Faso e Niger tra il 2020 e il 2023 ha ulteriormente aggravato il quadro politico e quindi la ricerca di nuovi partner.

Il Malì, in questa situazione gravissima, è sotto attacco nelle regioni locali di Mopti, Gao e Timbuctù, e nel corridoio strategico che collega il centro del paese al confine con il Burkina Faso. Le offensive jihadiste hanno colpito basi militari, convogli logistici e infrastrutture energetiche, dimostrando una crescente capacità operativa e un uso più sofisticato di droni commerciali modificati, ordigni esplosivi improvvisati e tattiche di assedio urbano.

Insomma un quadro molto grave e variegato che può determinare una nuova migrazione epocale e quindi nuova instabilità mondiale, senza qualche certezza politica, di sicurezza e di pacificazione di questo enorme territorio la prossima guerra scoppierà in quest’area depressa e cagionerà ulteriori gravissimi risultati.

In questo contesto, il sonno della ragione che ha colpito l’occidente è gravissimo, invece di partire dietro al Trump sempre più guerrafondaio e “premio nobel” della guerra, forse i leader europei dovrebbero rileggere i fatti e la storia dei nostri giorni, studiare di più e specchiarsi di meno per comprendere che avremo altre crisi che ci coglierà impreparati per la incapacità dei nostri politici a leggere la storia e gli eventi.

L’esperienza degli ultimi quindici anni dimostra il fallimento di strategie esclusivamente militarizzate e per la stabilizzazione della regione si richiede un approccio multidimensionale che integri sicurezza, governance locale, sviluppo economico e inclusione politica. Senza una riforma strutturale delle relazioni tra Stato, religione e società, il Sahel continuerà a rappresentare non soltanto il principale epicentro del terrorismo africano, ma anche uno dei laboratori geopolitici più instabili del sistema internazionale contemporaneo.

(Michele Marra)

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