Caso Domenico, nuovo interrogatorio per la cardiochirurga Bergonzoni: spunta un video dal cellulare di un operatore
Napoli Due ore e poco più davanti al giudice per le indagini preliminari. Tanto è durato il secondo interrogatorio di Emma Bergonzoni, la cardiochirurga finita nel registro degli indagati per omicidio colposo e falso dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni che non ce l’ha fatta in seguito a un trapianto di cuore andato male all’ospedale Monaldi.
Accanto a lei, nella stessa inchiesta, figura ora anche Guido Oppido, il collega che ha operato insieme a Bergonzoni e che subito dopo si è seduto a sua volta di fronte agli inquirenti. Entrambi devono rispondere dell’ipotesi di falso;,su Bergonzoni pesa anche l’accusa di omicidio colposo.
A far scattare questa nuova convocazione sono stati elementi emersi nelle ultime settimane: testimonianze fresche e, soprattutto, un video recuperato dal cellulare di un operatore socio-sanitario in servizio al Monaldi. Sul contenuto del filmato la Procura mantiene il riserbo, ma secondo chi ha seguito le indagini quelle immagini potrebbero riscrivere la ricostruzione delle ore successive all’intervento.
A condurre il confronto, il gip Mariano Sorrentino, affiancato dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante.
Fuori dal palazzo di giustizia, l’avvocato Vincenzo Maiello, difensore di Bergonzoni, ha liquidato i cronisti con poche parole: “Lasciatemi riflettere”. Nessuna dichiarazione, nessun commento sui nuovi atti, un silenzio che tradisce la delicatezza del momento e la necessità di studiare le carte prima di muovere il prossimo passo.
Domenico aveva compiuto da poco due anni quando è stato sottoposto al trapianto, l’operazione, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, non è andata come sperato: ne è seguito un calvario clinico terminato con il decesso del bambino. La famiglia, tramite i propri legali, chiede di sapere cosa sia successo in sala operatoria e nelle ore successive, e se qualcuno abbia provato a coprire eventuali errori.
L’inchiesta resta aperta, non si esclude che altri operatori del Monaldi vengano ascoltati come testimoni o che il perimetro degli indagati possa allargarsi ancora. L’ospedale, per ora, si limita a garantire piena collaborazione con la magistratura.
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