Dossieraggio, intreccio ecclesiale.
La richiesta di riaprire le indagini sul caso d’Orlando riaccende l’attenzione su accessi illeciti, depistaggi e presunti mandanti in un intreccio che tocca prelati, investigatori e figure di potere.
Dossieraggio, ombre sulla rete ecclesiale
Gratteri apre uno spaccato clamoroso violando il Santuario delle immunità di Pubblici Ufficiali con il vizio di violare costantemente la privacy di VIP e di “figuri” istituzionali, per consentire ricatti, favorire depistaggi per condizionare indagini in corso ed ostacolare le nuove. La Procura di Roma nel contempo, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’iconico PM Antonio Laudati in forza alla Direzione Distrettuale Antimafia e del finanziere Pasquale Striano, indagando contestualmente venti persone di corollario ad una indagine per la violazione delle Banche dati della DNA e del Ministero degli interni. Per questo motivo, lunedì mattina sul tavolo del Dott. Nicola Gratteri e del PM Danilo De Simone vi sarà una richiesta dei legali di Padre Mario d’Orlando per la riapertura delle indagini al fine d’individuare mandanti e movente, riguardando un dossier falso realizzato su di lui e di una intromissione in sistemi informatici da parte di un Carabiniere Diacono in forza alla Curia Arcivescovile di Napoli, al secolo Ciro Muti in forza alla Procura della Repubblica di Napoli condannato ad un anno e sei mesi dal GIP del Tribunale di Napoli.
L’organizzazione, sostengono i legali, a sostegno del dossieraggio realizzato dal Carabiniere ed altro sacerdote Alessandro Grimaldi, necessariamente aveva come mandante un vertice ed una Cupola , i cui appartenenti non sono stati ancora identificati, tutt’altro che Vaticana che coinvolge alti prelati e giornalisti collegandoli alla criminalità organizzata napoletana di spessore, connessa come dice un documento DDA a uomini di potere con abito talare, deviati in ogni senso.
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