Quaranta giorni nel limbo del Golfo: l’odissea della “Grande Torino” del gruppo Grimaldi di Napoli, tra guerra e speranza
La nave del gruppo Grimaldi rompe l'isolamento e attracca ad Abu Dhabi per i rifornimenti. A bordo 21 marittimi, tra cui tre ufficiali italiani, testimoni dell'ingorgo navale più imponente degli ultimi decenni.
Dopo oltre un mese e mezzo di isolamento forzato nelle acque del Golfo Persico, la “Grande Torino“, fiore all’occhiello della flotta car-carrier del Gruppo Grimaldi, è tornata a far sentire la sua voce. La nave, rimasta bloccata dal 28 febbraio scorso a causa dello scoppio delle ostilità in Iran, ha finalmente interrotto la sua lunga attesa alla fonda per una sosta vitale nel porto di Abu Dhabi.
L’attracco negli Emirati Arabi Uniti non ha segnato la fine del viaggio, ma è stato un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza dell’equipaggio, infatti dopo settimane di razionamenti e incertezze, i 21 membri dell’equipaggio, composti da tre ufficiali italiani e 18 marittimi di nazionalità filippina, hanno potuto finalmente rifornire la stiva di viveri freschi, acqua potabile e medicinali.
Dal quartier generale della Grimaldi a Napoli, i contatti con l’unità sono costanti, la compagnia ha rassicurato sulle buone condizioni di salute dei lavoratori, che nonostante la pressione psicologica di trovarsi in una zona di conflitto, mantengono un clima di “attesa vigile”. La nave, un gigante del mare lungo 200 metri e capace di trasportare fino a 7.600 auto, era entrata nel Golfo per consegnare veicoli nuovi provenienti da Giappone e Cina; una missione commerciale trasformata in una trappola geopolitica dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
La situazione della “Grande Torino” è lo specchio di una paralisi globale: attorno alla nave italiana si staglia uno scenario spettrale, circa 800 imbarcazioni di ogni bandiera sono attualmente ferme nello stesso bacino, impossibilitate a transitare.
Prima del conflitto, lo stretto vedeva il passaggio di circa 140 navi al giorno mentre oggi, nonostante l’annuncio di una fragile tregua di due settimane tra Stati Uniti, Israele e Iran, i transiti si contano sulle dita di una mano.
I dati di MarineTraffic confermano che solo 15 unità hanno osato sfidare il braccio di mare nelle ultime ore di conseguenza possiamo immaginare quanto per la Grimaldi e per il suo equipaggio, il rischio sia ancora troppo alto per tentare la sortita senza garanzie precise.
Mentre la “Grande Torino” ha ripreso il mare aperto subito dopo il rifornimento, la sua rotta rimane limitata alle acque sicure all’interno del bacino, “Attendiamo di comprendere nel concreto cosa preveda l’accordo per la tregua in merito al passaggio delle navi civili», riferiscono fonti della compagnia armatoriale.
La stima dei danni economici per il gruppo napoletano non è ancora stata quantificata, ma è chiaro che il fermo di un’unità da 65.000 tonnellate di stazza per oltre quaranta giorni rappresenti un costo enorme in termini di logistica e mancate consegne. Al momento, però, la priorità assoluta resta l’incolumità dei tre ufficiali italiani e dei loro colleghi filippini, pedine involontarie di una scacchiera internazionale che sta tenendo il mondo intero con il fiato sospeso.
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