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5,7 milioni di italiani vivono in povertà assoluta: i Sindacati quando si faranno sentire in piazza?

In queste ultime settimane le piazze si sono riempite di manifestazioni pro Palestina, a ben vedere considerata l’emergenza umanitaria che si sta consumando in quella parte del mondo.

Sappiamo anche che insieme ai vari cittadini e associazioni scesi a protestare si sono aggregati anche i sindacati, fieri di sbandierare ai quattro venti, a favore di telecamera ovviamente, i diritti calpestati dei Palestinesi.

C’è qualcosa in questi sindacati nazionali però che li rende poco nazionali: l’incapacità di occuparsi delle vere problematiche del nostro paese.

Tanto per citarne una, la povertà.

Nel 2024 la povertà assoluta in Italia resta stabile, mentre cresce sia l’incidenza fra le famiglie sia tra gli individui della povertà relativa. Lo certifica l’Istat stimando che siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta – l’8,4% delle famiglie residenti – per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti. Percentuali sostanzialmente simili a quelle registrate nel 2023, quando erano pari rispettivamente a 8,4% e 9,7%. L’incidenza della povertà assoluta è particolarmente alta nei nuclei con persone straniere. Fra le famiglie con almeno uno straniero è pari al 30,4% e sale al 35,2% nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri, oltre 5 volte tanto rispetto al 6,2% per le famiglie composte solamente da italiani. E ciò nonostante il dimezzamento dei tempi di residenza in Italia richiesti per poter ottenere i sussidi. L’incidenza di povertà relativa tra le famiglie, pari al 10,9%, risulta anch’essa sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (era 10,6%), coinvolgendo oltre 2,8 milioni di famiglie. In lieve crescita è l’incidenza di povertà relativa tra gli individui, che sale al 14,9% (dal 14,5% del 2023), che interessa oltre 8,7 milioni di individui. I nuclei vengono classificati in povertà assoluta dall’Istat quando «le famiglie hanno una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia di povertà assoluta (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per regione e per tipo di comune di residenza)». In sostanza quando non riescono ad acquistare un «paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una famiglia con determinate caratteristiche, vengono considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile».

 

Quando l’emergenza povertà sarà degna di essere portata nelle piazze dai nostri sindacati?

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