1975: la canzone che anticipò la battaglia contro le morti sul lavoro
Questa nuova pagina de La Musicaccia ci racconta con una bellissima ma struggente canzone un fatto di storia recente, dove il brano La Flobert mette in evidenza una grave piaga sociale alla quale, ancora oggi, non si riesce a porre fine: le morti sul lavoro, le cosiddette morti bianche.
Era un venerdi l’11 aprile 1975 a Sant’Anastasia (NA) un paesino della zona vesuviana, subito dopo l’ora di pranzo un forte boato scuote tutti i paesi limitrofi, il cielo diventa rosso e non si comprende cosa stesse accadendo.
Dopo qualche minuto di trambusto e spavento si apprende che la Flobert, fabbrica che produceva proiettili d’arma giocattolo e fuochi d’artificio, è esplosa, facendo dodici vittime, tutte giovani, piene di sogni e voglia di realizzarsi.
Furono in tanti ad accorrere sul luogo della sciagura, molti temevano per la vita dei propri cari, si trovarono davanti ad uno scenario spaventoso e catastrofico, increduli videro pezzi dei corpi a 100 metri di distanza, di uno non si ritroverà nemmeno più il corpo, due cadaveri carbonizzati vennero trovati dai primi soccorritori aggrappati a una rete, nel vano tentativo di scappare, una vera carneficina.
Venivano tutti da paesi confinanti, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Pollena Trocchia, Pomigliano D’Arco, Cercola, San Sebastiano al Vesuvio, Portici.
Si conoscevano tutti, Giuseppe Mosca, 20 anni, Antonio Tramontano, 21 anni, Giuseppe Sorrentino, 22 anni, Antonio Savarese, 23 anni, Mariano Barra, 24 anni, Giovanni Esposito, 25 anni, Antonio Frasca, 25 anni, Michele Allocca, 32 anni, Michele Esposito, 34 anni, Giovanni Caruso, 35 anni, Giovanni Cerciello, 39 anni, Vincenzo Florio, 42 anni.
I funerali si tennero nella Casa del Pellegrino all’interno del Santuario della Madonna dell’Arco, tanti gli operai presenti ed esponenti di varie forze politiche, e molta gente indignata per l’ennesima tragedia sul lavoro.
Si seppe subito che gli operai della fabbrica lavoravano con scarsissime norme di sicurezza e con contratti lavorativi di prova, molti erano appena stati assunti.
Ci fu un gruppo musicale molto attivo in quel periodo nella contestazione sociale e politica, che si assunse l’onere di comporre un brano che avesse lo scopo di denunciare le morti sul lavoro e di far ricordare per sempre (come sto facendo io) la triste sorte di questi dodici operai, persone oneste che chiedevano solo un lavoro dignitoso .
Il gruppo musicale era E ZEZI ed il brano fu composto dai vari componenti del gruppo come Pasquale Terracciano, Marcello Colasurdo, Antonio de Falco, Matteo D’Onofrio, Tonino Esposito, ed altri che discutendo della vicenda si occuparono di mettere in versi le sensazioni e il fatto di cronaca, la melodia fu composta da Pasquale Bernile e Nino Di Marzo.
La prima esecuzione avvenne ad una festa dell’Unità nell’ottobre del 1975. L’incisione fu fatta a Parete, in provincia di Caserta, durante uno spettacolo, il tecnico del suono era Marcello Notari e il lavoro fu missato da Franco Coggiola.
Ma chi erano E Zezi?
Fondati da Angelo e Antonio de Falco, Pasquale Terracciano, Massimo Mollo, Matteo D’Onofrio, Marzia Del Giudice e un giovanissimo Marcello Colasurdo, uno dei più celebri interpreti della canzone tradizionale vesuviana e voce storica del collettivo fino al 199, a questo gruppo fondatore si sono avvicendati più di duecento musicisti, tra i quali Enzo Gragnaniello, che nel 1977 accompagnò il gruppo come chitarrista al Festival Inter Drama a Berlino.
Con l’arrivo, nel 1976, di Patrizio Esposito e Gloria Bova, il collettivo si aprì al teatro di strada riprendendo la lezione del regista brasiliano Augusto Boal, il cui “teatro dell’oppresso” mette in scena la realtà discutendola e trasformando lo spettatore in soggetto attivo.
Il gruppo tra vari scioglimenti e rifacimenti con vari componenti riesce ancora oggi a svolgere musica di denuncia e di protesta sociale, ma la storia la fa sempre il brano La Flobert.
C’è da dire che il personaggio emblematico del gruppo, Marcello Colasurdo, ogni anno l’11 di aprile andava di persona a porgere una corona di fiori fuori la fabbrica e dopo una preghiera per i caduti sul lavoro cantava la canzone in questione.
Lello Traisci
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