13enne rapina un ufficio postale a Biella
Ancora un giovanissimo protagonista di un episodio delinquenziale.
Accade a Biella. Due giorni fa, in tarda mattinata un giovane, descritto dai presenti come di bassa statura, è entrato nell’ufficio postale del paese e, puntando una pistola contro un’impiegata, ha intimato la consegna del denaro. Ottenuto il bottino, è fuggito rapidamente.
Dalla filiale è partito immediatamente l’allarme al 112. Le forze dell’ordine sono arrivate in pochi minuti: una donna che si trovava al bancomat è riuscita a indicare agli agenti la direzione di fuga del ragazzo.
I carabinieri hanno avviato le ricerche, rintracciandolo poco dopo nelle campagne circostanti. Alla vista della pattuglia, il giovane ha tentato di liberarsi della borsa con la refurtiva, ma è stato raggiunto e bloccato.
Il bottino ammontava a circa 500 euro. La pistola era un’arma giocattolo. La vera sorpresa, però, è emersa durante l’identificazione: il rapinatore aveva appena 13 anni.
Non essendo imputabile per legge, il minore è stato affidato a una comunità.
Ancora un minore protagonista di un episodio delinquenziale. Nell’attuale società complessa, dove le tradizionali agenzie educative hanno progressivamente smarrito la loro funzione: la famiglia, spesso fragile o disorientata, rinuncia al proprio ruolo formativo; la scuola, svuotata dell’autorevolezza dell’insegnante, fatica a esercitare un’efficace azione pedagogica.
In questo vuoto di riferimenti, i ragazzi finiscono per essere affidati a nuove e potentissime agenzie educative non dichiarate: i social media. È lì che cercano modelli, linguaggi, appartenenze; è lì che trovano risposte immediate, ma raramente strumenti per comprendere la complessità del reale. Il risultato è una generazione esposta a un flusso continuo di stimoli, priva però di quei presidi educativi capaci di trasformare l’esperienza in consapevolezza.
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