La telefonata di cortesia d’estate
Si riduce così il rapporto con i genitori anziani
La telefonata di cortesia d’estate, è una realtà frequente.
Così, in moltissimi casi, si riduce il rapporto dei figli con i genitori anziani.
Un semplice dovere da sbrigare al telefono.
L’estate introduce una profonda asimmetria nella percezione del tempo e delle priorità.
La distanza emotiva o fisica durante le vacanze può far sentire in colpa chi chiama e abbandonato chi riceve.
Si tratta di una dinamica complessa, specchio dei tempi e delle tensioni affettive che caratterizzano le relazioni intergenerazionali durante le ferie estive, ma che offre anche l’opportunità di ripensare il modo in cui ci prendiamo cura dei nostri legami più cari.
Le vacanze spingono a staccare, mentre la routine degli anziani resta invariata.
La telefonata serve cosi più a rassicurare se stessi che a fare vera compagnia.
Si privilegiano il riposo o i viaggi, relegando gli affetti a brevi spazi.
Per i figli che chiamano, la telefonata estiva diventa spesso uno strumento di autotutela emotiva. Si chiama per verificare che non ci siano emergenze mediche, per accertarsi che il pasto sia stato consumato e che le finestre siano state chiuse contro il caldo. Tuttavia, sotto la superficie della premura, la telefonata serve più a rassicurare se stessi che a fare vera compagnia al genitore. Chiamare permette di mettersi al riparo dal senso di colpa, di spuntare la casella del “buon figlio” e di godersi il resto della giornata di vacanza senza il peso dell’inadempienza. Se il genitore dice “tutto bene”, la coscienza si acquieta, anche quando si percepisce chiaramente che quel “tutto bene” è solo una risposta di circostanza.
La chiave risiede nel cambio di atteggiamento: trasformare la quantità del tempo dedicato in qualità della presenza, anche se a distanza.
Bastano piccoli cambi di abitudine per convertire una frettolosa telefonata di cortesia in un momento di reale condivisione affettiva.
Ecco alcune strategie pratiche per ridefinire il valore del contatto estivo con i propri genitori anziani.
Non limitarsi a chiedere solo “come stai”, ma raccontare cosa stai vedendo o manda alcune foto dei posti.
Stabilire un orario preciso per la chiamata, dando loro qualcosa da aspettare con piacere.
Fare una videochiamata con i nipoti, che spezzerebbe la monotonia della giornata.
Anche i piccoli racconti sulla spesa o sul meteo sono il loro modo di comunicare.
Infine, è importante parlare chiaramente di cosa farete insieme non appena sarai rientrato.
Non servono ore al telefono né grandi rinunce alle proprie ferie.
Ciò che serve davvero è un cambio di presenza mentale: esserci pienamente nei minuti in cui si sceglie di chiamare, superare le domande di rito e mostrare una genuina curiosità verso il loro mondo e il desiderio di condividere il proprio.
Bastano pochissimi gesti attenti per restituire dignità alla comunicazione a distanza e per far sì che un semplice squillo di telefono torni ad essere ciò che è sempre stato: la voce chiara e calorosa di un affetto che non va mai in vacanza.
Aggiungo: salutare con un “Ti voglio bene” fa sempre bene al cuore.
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