L’Intelligenza Artificiale e l’ecosistema dell’informazione
Rivoluzione che ha introdotto nuove opportunità di efficienza ma anche seri rischi legati all'attendibilità delle fonti.
Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale ha trasformato profondamente l’ecosistema dell’informazione, agendo come strumento tecnologico ne ha migliorato l’efficienza e la creatività. Sebbene questo supporto, è comunque necessaria la supervisione umana per garantire la qualità, l’etica e l’accuratezza della notizia.
Ne scaturisce che l’IA, in linea con i recenti orientamenti deontologici del giornalismo italiano, non si sostituisce al compito del giornalista, che dovrà continuare a informare i lettori utilizzando la libertà di espressione, con un linguaggio che rispetta la dignità umana, la verità dei fatti e la deontologia professionale.
Pilastro fondamentale del diritto all’informazione e della democrazia, garantito in Italia dall’Articolo 21 della Costituzione.

Tuttavia, l’avvento dell’intelligenza artificiale ha introdotto sfide inedite che richiedono un adeguamento normativo e un’interpretazione evolutiva di tale principio per tutelare il pluralismo, l’accuratezza dell’informazione e la dignità umana.
Con la conseguente necessità in futuro, da parte dei giornalisti, di usare un linguaggio che le macchine capiscano in modo tale che quando leggono i contenuti e li ripropongono ai lettori, questi li possono ritenere apprezzabili.
Come? Secondo esperti, ponendo in visione il pezzo o la traccia di una scaletta a più intelligenze artificiali, per poi riproporre ad ognuna la versione dell’altra, chiedendo il punto di vista.
Le intelligenza artificiali si correggono tra loro, tirano fuori più informazioni, ma soprattutto non fanno chiudere il giornalista in una bolla.
Pratica dettata dalla considerazione che nessun sistema di intelligenza artificiale generativa è realmente neutro. Anche le intelligenze artificiali sono allineate politicamente e non si esclude anche religiosamente.
Questo è uno degli aspetti importanti, perché sempre più giornalisti la usano per potenziare le proprie capacità, sebbene debbano rifarsi a siti internazionali per monitorare la disinformazione.
La usano soprattutto per avere degli stimoli, dei punti di vista a delle soluzioni.
Tutto questo sta rivoluzionando il compito del giornalista.

C’è chi dice che delegare alle macchine troppe competenze si rischia di appiattire tutto.
Ma poi dal Forum di Riad, tenutosi dal 2 al 4 febbraio 2026, in cui si sono riuniti leader del settore, esperti di tecnologia e giornalisti, per concentrarsi sul tema “Media in un mondo in cambiamento”, sono emerse diverse novità significative: l’algoritmo non agisce più soltanto come un semplice filtro, ma si è evoluto in un partner che opera dietro le quinte, capace di amplificare lo spazio dell’informazione.
Un grande spazio paradossalmente non solo per il giornalismo fatto con gli algoritmi, ma anche per il giornalismo alla vecchia maniera, quello che si fa sul campo. perché è l’unico posto in cui gli algoritmi non possono andare.
Altro dato emerso dal forum di Riad riguarda i ruoli organizzativi delle notizie, occupati dai capi servizi, dai capiredattori, la tendenza è che verranno in qualche modo delegati agli algoritmi.
Mentre quello che l’algoritmo non può fare è sostituire l’inviato pedestre: raccontare un’esperienza che è filtrata dai sensi del giornalista oltre che dalla notizia proveniente dall’intelligenza artificiale.
Il fatto che le redazioni lavorano con l’intelligenza artificiale, con i dati in tempo reale e con i sistemi di raccomandazione, evidenzia vari rischi, ma anche opportunità.
Non è tanto nell’usare questi sistemi, ma quando questi sistemi iniziano a decidere, trasformando il ruolo umano da decisore a mero supervisore passivo, al punto da non riuscire più a contraddirli.
Come nel caso di note applicazioni, che filtrano le notizie in base alla rilevanza culturale del posto, se la notizia verrà vista, verrà ascoltata, ma non se la notizia è vera.
Il dilemma: se questo è un miglioramento per la qualità dell’informazione che arriva ai lettori, oppure si va verso un raffreddamento, un’informazione molto controllata da chi ha le chiavi di questi algoritmi.
Ogni intelligenza artificiale con le sue chiavi: può controllare e filtrare l’informazione, può offrire la possibilità di attingere a un maggior numero di informazioni, ma evidenzia un problema: la velocità.
La lentezza di elaborazione, nonostante l’intelligenza artificiale sia diventata estremamente potente e pervasiva, rappresenta nel 2026 un’incognita tecnica ed economica fondamentale.
Ne deriva che il giornalista, per non rimanere irrilevante in questa fase di sviluppo, deve trasformarsi in un imprenditore della notizia, capace di creare valore direttamente per la propria comunità di lettori.

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