Il delitto del “Pappagallo”
Il GIP del Tribunale di Napoli Nord, Agostino Nigro, nell’ambito dell’udienza preliminare per l’omicidio di Ciro Luongo — noto nell’immaginario collettivo come il delitto del “pappagallo”, così definito per il motivo scatenante della lite familiare avvenuta in piena estate — ha escluso la contestata aggravante dei futili motivi. Secondo l’accusa, Roberto Marchese avrebbe colpito con numerosi fendenti il poliziotto Ciro Luongo, provocandone la morte con un coltello da cucina.
Dopo un approfondito esame probatorio della scena del crimine, svolto dai difensori, il giudice ha ritenuto insussistente l’aggravante, la quale, se riconosciuta, avrebbe impedito l’accesso al rito abbreviato. Il GIP si è quindi riservato di decidere sulla scelta del rito, rinviando la discussione all’udienza del 10 febbraio.
Assistito dagli avvocati Antonio Abet e Antonio Liguori, Roberto Marchese è stato trasferito dal carcere di Secondigliano a quello di Livorno, dotato di un reparto di osservazione psichiatrica. Il trasferimento è avvenuto in accoglimento delle richieste della difesa, che ha rappresentato un quadro psichico compromesso, riconducibile a patologie di rilievo.
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