Confisca ai beni intestati alla famiglia Capoluogo.
Roma – Confisca ai beni intestati alla famiglia Capoluogo.
Annullata dalla Suprema Corte di Cassazione e rinvio ad altra sezione di Corte di Assise di Appello per una nuova valutazione dei fatti secondo un preciso alveo disegnato dagli ermellini , che già in passato non e’ stato considerato dalla Corte di Assise in funzione di giudice dell’esecuzione , avendo condannato per associazione camorristica Maurizio Capoluogo il 10 Ottobre 2017 .Accolto il ricorso di D’Angelo Patrizia, Capoluogo Marilysa e Capoluogo Ludovica .Secondo la Cassazione l’accusa ha l’onere di dimostrare, idem tifica di elementi gravi, precisi e concordanti, la circostanza inoppugnabile secondo cui il bene oggetto d’indagine sia effettivamente riconducibile all’iniziativa economica del condannato, a lui fisiologico per connessioni oggettive e soggettive .
Qualora il condannato per associazione mafiosa abbia contribuito solo in parte all’acquisto del bene, la confisca, non può riguardare l’intero cespite rispetto a cui vi sono comproprietari , ma esclusivamente la quota corrispondente al contributo illecito.
Non è ritenuto idoneo e strutturalmente qualificante da un punto di vista probatorio attribuire al condannato un ruolo generico di “regista” delle operazioni economiche, in assenza della prova intangibile dell’immissione di capitali di provenienza illecita .
Principio di garantismo non sempre rispettato da Sentenze che nella stagione della barbarie giudiziaria hanno travolto come una rete a strascico , anche beni di terzi colPevoli soltanto di essere in quota con persone in odore Casalese . Anche se quella logica dell’emergenza vide ancora , sempre più va delineandosi una convinzione di volere ricercare responsabilità personali all’interno di un contesto associativi , al di là di ogni ragionevole dubbio . In questo senso la Cassazione ha chiesto una nuova disamina dei fatti imputati al capoluogo Maurizio in riferimento al coinvolgi enti di familiari .
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