Caricamento in corso

Il referendum sulla giustizia oltre il voto
Votare secondo la propria veduta è l'essenza della democrazia

referendum sulla giustizia

Votare si o no al prossimo referendum sulla giustizia per molti è una scelta dettata dai propri rappresentanti politici, non personale.

Questi dovrebbero considerare che non è un test di fedeltà a un partito, ma una decisione sul “motore” della nostra giustizia.

L’osservazione sorge dalle molteplici espressioni che ascoltiamo per strada, nei bar, al supermercato, sui social ed anche in famiglia: si parla dello schieramento e mai di scelta.

Non è una novità, l’elettore si rifugia nell’appartenenza politica piuttosto che fare un’analisi tecnica del quesito, manifestando una dinamica che si riflette nelle democrazie moderne.

Bisogna riconoscere che le domande del referendum del 22 23 marzo 2026 sono alquanto complesse per la stragrande maggioranza degli elettori, forse anche con maggior tempo a disposizione.

Non riguarda una singola misura isolata, ma un complesso di norme che ridefiniscono l’organizzazione interna della magistratura, lasciando invariati i principi di autonomia e indipendenza, ma intervenendo sulle modalità con cui tali principi vengono attuati.

Trattandosi di un referendum confermativo su una legge di riforma costituzionale, non è previsto il quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di elettori che si recheranno alle urne, quindi ogni singolo voto peserà direttamente sul risultato finale.

I punti del referendum a cui siamo chiamati a rispondere sono 4:

1 Separazione delle carriere: È il punto centrale. Se approvato, un magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera se essere un giudice (chi decide) o un pubblico ministero (chi accusa), senza più possibilità di cambiare ruolo nel tempo.

2 Sdoppiamento del CSM: Verranno istituiti due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno dedicato ai giudici e uno ai pubblici ministeri.

3 Sorteggio dei membri del CSM: Per limitare l’influenza delle “correnti” i componenti dei due CSM saranno scelti tramite estrazione a sorte tra i magistrati aventi diritto.

4 Alta Corte disciplinare: Sarà creato un nuovo organo giurisdizionale esterno, incaricato esclusivamente di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati ordinari.

Il pilastro della riforma costituzionale su cui voteremo a marzo 2026, mira a sradicare il cosiddetto “sistema delle correnti”.

direction-2320124_960_720-300x300 Il referendum sulla giustizia oltre il voto

Proviamo a capire di cosa si tratta, per votare SI o NO secondo la propria veduta.

Ecco come cambierebbe la selezione dei componenti “togati”, ovvero i magistrati che siedono al CSM:

  • Prima della riforma e se vincesse il “No”, i membri del CSM vengono scelti tramite elezioni:

– Caso pratico: Un magistrato decide di candidarsi. Per avere speranze di vittoria, deve solitamente affiliarsi a una “corrente”, che organizza la campagna elettorale e raccoglie voti tra i colleghi.

– Conseguenza: Una volta eletto, il magistrato potrebbe sentirsi in debito verso la corrente che lo ha sostenuto quando dovrà decidere sulle promozioni o sui trasferimenti dei colleghi. Questo può generare logiche di appartenenza (clientelismo) a scapito del merito.

  • Dopo la riforma, se vincesse il “Sì”, l’elezione dei membri del CSM verrebbe sostituita con l’estrazione a sorte:

– Caso pratico: Tutti i magistrati che possiedono i requisiti di legge finiscono in un elenco nazionale. Una macchina (o un notaio) estrae casualmente i nomi dei componenti che siederanno nei due nuovi CSM (uno per i Giudici e uno per i PM).

– Conseguenza: Il magistrato estratto non deve nulla a nessuno: non ha fatto campagna elettorale, non ha chiesto voti e non rappresenta alcuna fazione.

In sintesi:

  • con il SI si sostiene che: il sorteggio distrugge il potere delle correnti. I magistrati al CSM decideranno solo in base al merito e alla legge, senza condizionamenti politici interni;
  • con il NO si sostiene che: affidarsi al caso svilisce l’istituzione. Il sorteggio potrebbe portare al CSM magistrati impreparati o non rappresentativi, privando la categoria di una guida scelta consapevolmente.

Indipendentemente dalla scelta, la partecipazione conferisce legittimità al risultato finale, in quanto con l’astensionismo si amplifica il peso del voto di chi partecipa, alterando i risultati.

Dicasi lo stesso per gli elettori che delegano la decisione ai leader di cui si fidano, rendendo il referendum una sorta di elezione politica mascherata.

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo