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Lo spread Btp vs Bund sempre più giù quasi alla soglia dei 60 punti base
Operatori Istituzionali e risparmiatori retail sono attratti dai nostri Titoli di Stato. Spread e rendimenti in discesa confermano il buon momento del sistema Italia.

spread

Gli attuali turbolenti scenari internazionali hanno fino ad ora lasciato le Borse Mondiali abbastanza indifferenti, più o meno tutte le piazze hanno continuato la salita che è durata per tutto lo scorso anno, consentendo a molti indici di toccare massimi mai visti prima.

Solo in questi ultimi giorni proprio sulla scia del rischio di nuovi interventi diretti degli Stati Uniti nella faccenda Iran le borse hanno un poco ritracciato scendendo dai traguardi raggiunti.

In questi casi avviene che flussi di liquidità finanziaria vengano spostati su altri settori di mercato sia da parte di operatori istituzionali, che da parte di investitori retail spinti dai loro consulenti.

In Italia, come già detto in altri nostri articoli, specie in questi ultimi tempi sta diventando sempre più interessante il nostro settore obbligazionario governativo.

Il nostro Debito Pubblico è stato in questi ultimi mesi molto più apprezzato ed acquistato non solo da operatori istituzionali nazionali ma anche stranieri. Le Agenzie di Rating nei mesi scorsi hanno confermato, con i loro giudizi, la tenuta del settore ammettendo che il rischio paese Italia sta recuperando diverse posizioni nei confronti di quelle di altre più blasonate nazioni europee.

Questo è quello che misura il fatidico spread che in realtà è il benchmark dei Titoli di Stato di una nazione. Da anni, da quando si è iniziato ad adottare questo parametro di riferimento, si è considerato capofila il Bund tedesco perché all’epoca la Germania era la nazione con l’economia più solida e con il debito pubblico più attrattivo. Pertanto tutti i titolo governativi delle varie nazioni europee hanno come benchmark i Bund tedeschi.

L’Italia all’epoca fanalino di coda dei paesi europei aveva uno spread a circa 500 punti (era il 2011) alcuni maligni vedevano addirittura l’Italia alla soglia del default. Ma con gli anni i tempi sono cambiati ed arrivando ad oggi quelle che erano considerate nazioni europee più in difficoltà (Italia, Spagna) ora sono tra le migliori.

Nel 2025 in particolare lo spread dei Btp italiani si è dimezzato passando da circa 120 agli attuali 63/64 punti nei confronti dei Bund tedeschi. Questo sia ben chiaro significa rendimenti più bassi. E’ importante capire questo concetto: più è basso il rendimento, meno una nazione paga di interessi ai possessori dei titoli che rappresentano il suo debito; pagando meno interessi il debito pubblico si consolida ed il paese risparmia. Il nostro Btp decennale che è il titolo preso a riferimento sta mantenendo gli interessi sotto il 3,50 % già da un poco di tempo. Se l’andamento procede in questo modo presto potremmo vedere uno spread sotto i 60 punti ed i rendimenti al 3,40%.

I Titoli di Stato che il nostro paese emette periodicamente vengono tutti collocati e quasi sempre le richieste superano i quantitativi posti in sottoscrizione. Tanto per fare un esempio lo scorso 8 gennaio è andato in collocamento il Btp marzo 2033, alla conclusione dell’asta il rendimento è risultato essere il 3,15% lordo fisso ovviamente per tutta la durata del prestito. Siccome il prestito è stato collocato leggermente sotto la pari, a 99,901 centesimi, per chi se li è aggiudicati in sottoscrizione il rendimento è del 3,191%.

Per un piccolo risparmiatore orientato al reddito fisso un Btp della durata di sette anni è un investimento ideale. I Btp con scadenze medie sono soggetti ad oscillazioni meno ampie di prezzo, che non quelli a scadenze lunghe. Questo comporta un rischio minore di ritrovarsi una minusvalenza (a causa di un discesa del prezzo) nel caso sia necessario vendere il titolo prima della scadenza. Inoltre considerando gli scenari che sui mercati cambiano a volte anche repentinamente, il risparmiatore ha maggiore facilità a chiudere la posizione ed aprirne un’altra che ritiene più conveniente.

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