IL SORTEGGIO DEI MAGISTRATI, CRIMINALIZZAZIONE DEL POTERE GIUDIZIARIO. TANTI MOTIVI PER UN NO DECISO
Il potere giudiziario non è arbitrario ma funge da equilibrio al potere politico, così come volevano i Padri Costituenti.
Articolo di Michele Marra
Dopo lunghi studi e confronti, i padri della Costituente, giganti e studiosi forgiati dalla guerra più sanguinosa dell’umanità, misero da parte i loro contrasti ideologici per comporre una sintesi ed un equilibrio della tripartizione dei poteri repubblicani .
Ebbene l’indipendenza del PM e della Magistratura nasceva dalla storia precedente, dal dato che il pubblico ministero era stato alle dipendenze del Ministro nel ventennio e non aveva dato buona prova di sé.
Dopo 80 anni, meri nominati al Parlamento, la cui legittimazione è solo nei volere dei segretari di partito, hanno pensato di poter mettere mano alla Carta Costituzionale smembrandola e criminalizzando il potere giudiziario, con una scelta illogica, pericolosa, che mina le basi della nostra democrazia.
La vittoria del SI, infatti, secondo la nuova logica dei “ nipotini del ventennio “ muove da un principio incostituzionale non accettabile: il sorteggio dei componenti togati del CSM deriva dalla criminalizzazione del potere giudiziario. Infatti, proprio perché questo potere è “fuori controllo politico”, quindi libero, si rende necessario sottoporlo a vigilanza, atteso che sono “prevalentemente comunisti, una accolita di clientele, vivono di correnti e quindi rappresentano il marcio della società”.
Queste idee hanno fatto partorire una norma ideologica che stride con la tripartizione dei poteri e che sceglie deliberatamente la sottoposizione a tutela della Magistratura .
Il dato non è l’esistenza di errori giudiziari, che ci saranno sempre, non è l’esistenza di qualche giudice pavido, seguace di qualche movimento politico e\o delinquente, ma dell’intero potere giudiziario che viene delegittimato ed al suo posto si cerca di ottenere un nuovo potere giudiziario avvinto al potere politico ed ai poteri forti, che non debba più avere la libertà di limitare questo distinto potere, ma deve inchinarsi al Ministro, al Presidente, al denaro .
Non era questa la Costituzione che volevano i padri e non è questa la Costituzione sulla quale abbiamo giurato per qualsiasi nostro impegno assunto .
Delegittimare il Potere Giudiziario, che verifica la corretta applicazione delle leggi, adombrare il semplice sospetto apre le porte a scenari inaccettabili, e pericolosi così come quando vi dicono che bisogna separate le carriere vi stanno dicendo una cosa assolutamente sbagliata. Perché le carriere sono già separate da anni. Questa modifica della Costituzione, per stessa ammissione del ministro Nordio, non risolverà in alcun modo i problemi storici della Giustizia.
Vi è una fredda strategia politica dietro la scelta di questo referendum: la destra meloniana non cerca l’efficienza dei tribunali, ma la sottomissione dell’ultimo potere ancora indipendente. Trasformare la giustizia in un terreno di scontro elettorale è il mezzo per incassare una legittimazione che va ben oltre la gestione del quotidiano: è la caccia al sigillo di “riformatrice storica” che la “Pupatella della Garbatella” vuole apporre sul proprio nome, decisa a trionfare laddove Silvio Berlusconi e Matteo Renzi hanno trovato la loro rovina politica.
Ma gli esiti di una vittoria del Sì sarebbero nefasti per l’architettura stessa della nostra democrazia. Ratificare questa riforma significherebbe consegnare al governo le chiavi della libertà individuale: un Pubblico Ministero separato dal Giudice diventerà, inevitabilmente, un’appendice dell’Esecutivo, un’arma impropria pronta a colpire secondo le priorità dettate da Palazzo Chigi. Il rischio politico non è solo la fine dell’imparzialità, ma l’inizio di una stagione in cui l’indagine penale diventa lo strumento per regolare i conti con il dissenso, trasformando lo Stato di diritto in un sistema di polizia giudiziaria sotto dettatura politica.
C’è un delirio di onnipotenza, voluto anche dallo sciame di seguaci di destra e da giornalai senza spina dorsale che plaudono al nulla; un delirio che spinge a deridere gli avversari, a cancellare la critica, a voler chiudere i dibattiti e la circolazione del libero pensiero .
Io voterò convintamente NO per scelta, ritenendo che è sicuramente meglio un Giudice libero che certamente può sbagliare, rispetto ad un Giudice “addomesticato” alla politica “che deve sbagliare a comando”. Mi auguro fortemente che vinca il NO al Referendum, perché noi cittadini comuni abbiamo bisogno di Pubblici Ministeri che siano liberi di fare il loro dovere e di procedere contro gli autori dei reati, in base alle denunce ricevute e senza avere vincoli e limiti imposti dal potere politico!
Il famoso principio dell’obbligatorietà della legge penale, previsto dall’articolo 112 della Costituzione!
Per non avere il controllo della politica che tanto male ha fatto al nostro paese e non solo per le numerose tangentopoli è necessario che vinca il No. Per questo ho sottoscritto la richiesta di referendum per evitare altri colpi di mano, confusione e scelte affrettate. Il Popolo sovrano deve informarsi, comprendere di cosa si discute e votare coscientemente, altri vogliono strappare la costituzione per arrivare alla nuova dittature dei nipotini del ventennio .
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