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Dal Sud al Nord per lavoro o per lo studio
Il Mezzogiorno continua a perdere giovani, capitale umano di cui se ne giova il Settentrione d’Italia se non addirittura paesi stranieri

Nord

I numeri sono in costante crescita i giovani lasciano il Meridione d’Italia emigrando al Nord per lavorare. La Campania è la regione che si spopola di più.

In viaggio da Sud verso Nord. 

Domenica 30 Novembre ore 15,30 stazione di Napoli Centrale, è in partenza il Freccia Rossa per Milano. Sono a bordo, il treno parte, vado su a trovare mio figlio che lavora nel capoluogo lombardo.

Il convoglio è come sempre affollato, pieno di gente che va su e giù per l’Italia. I motivi sono tanti: lavoro, studio, visita parenti. Turisti zero, non è questo il loro periodo.

Ma la domenica pomeriggio mi accorgo, non è la prima volta, che i viaggiatori sono quasi tutti giovani, tra i venti ed i quaranta anni circa.

Iniziato il viaggio i passeggeri si cominciano ad organizzare con i loro tablet, pc, telefonini per trascorrere il tempo svagandosi. Alcuni però lavorano, me ne accorgo allungando lo sguardo e sbirciando tra i sedili. C’è chi consulta dei grafici, chi aggiorna dei data base. Mi colpiscono due ragazze sedute dietro di me parlano di economia, stanno ripetendo una lezione tra di loro a bassa voce, nell’intercalare del loro discorso capisco che sono iscritte alla “Bocconi”.

Alla ricerca di lavoro lontano da casa.

Questa è la verità nel nostro paese, il lavoro quello migliore, qualificato, garantito e meglio retribuito lo devi andare a cercare al Nord Italia.

Così le nostre città ed i paesi del Sud si spopolano dei nostri ragazzi, quelli migliori, costretti ad emigrare per lavoro. Lombardia, Emilia Romagna in parte Veneto, queste tre regioni italiane beneficiano della forza lavoro offerta dai nostri ragazzi.

Non stiamo più parlando però degli operai che tra gli anni 50/70 del secolo scorso andavano a riempire i posti vuoti nelle grandi fabbriche del nord. Qui stiamo parlando di giovani quasi tutti laureati formatisi nelle nostre Università e che per realizzarsi in campo lavorativo prendono la strada verso il Centro-Nord Italia se non addirittura sconfinando all’estero.

Il rapporto del Cnel.

I numeri sono spaventosi, da un recente sondaggio pubblicato su “Il Corriere del Mezzogiorno” la nostra regione, la Campania, è quella che paga il conto più salato per ragazzi che si trasferiscono al Nord o all’estero in cerca di lavoro. Un recente documento del Cnel (Consiglio Naz. Economia e Lavoro) attesta che nei quindici anni tra il 2011 ed il 2024 sono stati 484 mila i giovani che si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro- Nord Italia per lavoro.

La Campania è la regione che ha “fornito” il maggior numero di capitale umano, seguita da Sicilia e Puglia. Nella nota pubblicata si evince inoltre che nell’ultimo triennio del periodo di tempo analizzato il 42,1% sono laureati, rispetto ai 33,8% laureati ed emigrati per tutto il periodo dei quindici anni.

Ma a parte numeri e percentuali occorre soffermarsi anche sulle cause. Quello che spinge i giovani ad andare via non è solo la mancanza di lavoro ma anche la scarsa qualità del lavoro offerto loro. Dalle nostre parti già è un traguardo quando un ragazzo viene inquadrato e non è costretto a lavorare “a nero”. Contratti precari, sottopagati, lunghi orari di lavoro, lavoro straordinario spesso non retribuito. A questo si aggiunge purtroppo spesso nel Meridione la presenza di un tessuto imprenditoriale di scarsa qualità con una vecchia e retrograda mentalità padronale che fa sentire i giovani sottomessi e sfruttati, impedendone o limitandone la realizzazione professionale.

Oltre al sacrificio di doversi trasferire c’è anche da considerare la spesa iniziale spesso elevata per trovare alloggio e vivere lontano da casa. 

A peggiorare però la situazione del giovane emigrante c’è un problema di cui nessuno parla e che noi da queste pagine vogliamo evidenziare.

Trasferirsi in un altro paese lontano da casa per lavorare ha un costo quanto meno iniziale di avviamento molto elevato. I giovani che partono spesso inizialmente alloggiano presso amici o parenti che li hanno preceduti in questa avventura. Solo quando hanno certezze sul loro lavoro futuro si cercano un alloggio indipendente.

Trovato l’alloggio spesso molto costoso e di bassa qualità per la spesa impegnata, occorre fornire tutta una serie di garanzie patrimoniali che possano tranquillizzare il proprietario sul pagamento dell’affitto. Aggiungi le spese vive di tutti i giorni, i via vai per andare a trovare la famiglia in genere minimo quattro volte l’anno, ecc…. si fa presto a fare due conti.

Abbiamo conosciuto ragazzi che avevano trovato lavoro ma hanno dovuto rinunziare, non avevano nessun appoggio logistico iniziale e le famiglie non erano in condizioni economiche tali da finanziare il loro avviamento lavorativo lontano da casa.  Un Paese attento ai propri giovani dovrebbe aiutarli e sostenerli quando si è costretti a spostarsi per lavorare, specie dopo che anni di politiche produttive hanno concentrato le attività in determinate zone d’Italia.

Il treno rallenta, ore 20,15 siamo in arrivo alla stazione di Milano Centrale. I passeggeri, preparati i loro bagagli si apprestano a scendere, ed anch’io tra poco incontrerò mio figlio.

Per loro domattina inizierà un’altra settimana di lavoro lontano da casa, per mio figlio qualche giorno in mia compagnia. Coraggio ragazzi buon lavoro e buon futuro a tutti voi.

 

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