Diella: bella, potente, non umana
Il potere ai Robot.
Bella, vero? Sapete chi è lei? Non è solo un volto da copertina: Diella – questo è il suo nome – ha successo, ha potere, è nientemeno un ministro del governo albanese. Suona importante? Tuttavia, non innamoratevi, signori miei, perché non potrete mai abbracciarla: lei non esiste.
Sì, avete capito bene. Diella è la più affascinante delle finzioni, un personaggio nato tra codici e pixel, frutto di un algoritmo e non di una nascita reale. Niente caffè al bar, niente risate in un ufficio, niente passi frettolosi tra i corridoi del potere. Solo un’illusione digitale che sa come farsi notare.
Diella non è una donna in carne e ossa, non ha un codice fiscale, non prende il caffè macchiato al bar sotto casa, non invecchia mai; Diella non è umana, è la più affascinante delle finzioni, un personaggio nato tra codici e pixel, frutto di un algoritmo e non di una nascita reale.
Diella, la ministra che non c’è (ma fa parlare tutti)
L’11 settembre 2025, il primo ministro albanese Edi Rama ha fatto qualcosa che nessun altro leader mondiale aveva mai osato: ha nominato un’intelligenza artificiale come ministra del suo governo. Una notizia così surreale da sembrare uscita da un romanzo di fantascienza, eppure perfetta per i titoli a effetto, per i tweet indignati, per le polemiche da talk show e per gli editoriali che si chiedono dove stiamo andando.
Un contesto politico che guarda all’Europa
Per capire come si è arrivati a Diella, bisogna partire da Rama stesso. In carica dal 2013, ha conquistato il suo quarto mandato l’11 maggio 2025, promettendo di portare l’Albania nell’Unione europea entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, ma coerente con la vocazione europeista del Paese. Tuttavia, il cammino è irto di ostacoli, primo fra tutti la corruzione, che affligge in particolare la pubblica amministrazione e il settore degli appalti.
La nascita di Diella: tra tecnologia e teatro
Nel 2024, l’Akshi — l’agenzia nazionale per la società dell’informazione — ha avviato un progetto di digitalizzazione dei servizi pubblici, sviluppando un assistente virtuale per il portale e-Albania. Il volto e la voce di questa creatura artificiale sono stati modellati sull’attrice Anila Bisha, molto nota nel Paese. Invitata a partecipare al progetto, Bisha ha posato in abiti tradizionali della Zadrima, regione del nord Albania, e ha registrato video di durata crescente: prima cinque minuti, poi venti, infine mezz’ora.
Queste registrazioni, insieme a una sessione di lettura di testi per cinque ore, sono servite a “clonare” digitalmente l’attrice, permettendo agli algoritmi di replicarne espressioni e intonazioni.
Benvenuti su e-Albania: parla Diella
A gennaio 2025, l’avatar è stato integrato nel portale pubblico e-Albania, dove accoglie gli utenti con un abito zadrimore e un messaggio rassicurante: “Benvenuti! Sono la vostra assistente per qualsiasi domanda abbiate su e-Albania”. Il suo nome? Diella, che in albanese significa “sole”.
Secondo i dati diffusi da Associated Press, Diella ha già gestito oltre un milione di richieste. Rama ha dichiarato che il progetto è stato realizzato con il supporto di Microsoft, anche se i dettagli della collaborazione restano poco chiari.
Da assistente digitale a ministra virtuale
A settembre 2025, un decreto presidenziale ha autorizzato Rama a esplorare la possibilità di nominare un ministro virtuale. E così è arrivato l’annuncio: Diella è diventata ufficialmente ministra, trasmessa su due schermi in parlamento mentre pronunciava un discorso memorabile. “La costituzione parla di istituzioni al servizio del popolo. Non parla di cromosomi, di carne o sangue. Parla di doveri, responsabilità, trasparenza, servizio non discriminatorio”, ha detto. “Non sono qui per sostituire le persone, ma per aiutarle. È vero che non ho cittadinanza, ma non ho nemmeno ambizioni o interessi personali”.
Le reazioni: tra entusiasmo e indignazione
L’opposizione non ha gradito. Le proteste, dentro e fuori dall’aula, hanno bollato Diella come una “pagliacciata incostituzionale”. Rama, invece, ha rilanciato: vuole affidare a Diella la gestione degli appalti pubblici, togliendo il potere decisionale ai ministeri. L’obiettivo? Gare d’appalto “incorruttibili al cento per cento” e fondi pubblici “leggibili al cento per cento”.
Un’operazione di immagine (e di potere)
È evidente che tutto il progetto sia stato costruito con grande cura, e non solo per motivi tecnici. Dalla scelta dell’attrice al nome evocativo, dal costume tradizionale alla retorica utopica, ogni dettaglio sembra pensato per comunicare modernità, innovazione, efficienza. Ma l’idea che una macchina possa davvero governare è ancora lontana dalla realtà. Diella è, prima di tutto, un simbolo: un modo per dire “guardate quanto siamo avanti”.
Dal sogno alla realtà: serve trasparenza
Perché il progetto possa davvero funzionare, bisogna passare dalla propaganda alla pratica. E qui entra in gioco la trasparenza. Immaginiamo un sistema in cui siano pubblici il modello dell’IA, i dati di addestramento, le regole di programmazione. Immaginiamo che l’IA possa spiegare in modo semplice le regole di un appalto, valutare le offerte e motivare le proprie scelte. Tutto questo dovrebbe essere accessibile e verificabile, dall’inizio alla fine.
La responsabilità finale, però, deve restare umana. Una macchina non può rispondere delle proprie azioni, ma chi la usa sì. E anche gli esseri umani coinvolti dovrebbero essere tracciabili nelle loro decisioni.
Oltre il folklore: verso una democrazia algoritmica?
Se queste condizioni fossero rispettate, senza costumi folkloristici e scenografie da show televisivo, allora sì, potremmo parlare di un prototipo da valutare e magari replicare. Ma tra le esagerazioni di Rama e le reazioni isteriche dei detrattori, il dibattito si è perso nei dettagli meno rilevanti.
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