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Dopo 848 anni, San Castrese torna tra la sua gente. Emozione per il canto ‘a fronna di Lello traisci
Le reliquie del Santo tornano nei luoghi della sua missione. Lello Traisci commuove con un canto in lingua antica e una tammurriata per i migranti.

San Castrese

Dopo quasi nove secoli, un evento straordinario ha riportato il corpo di San Castrese nei luoghi dove, nel lontano V secolo, approdò e lasciò un’impronta indelebile. La sua storia affonda le radici in un’epoca travagliata, segnata dalle persecuzioni dei Vandali sotto il regno di Genserico. Secondo la leggenda, il sovrano tentò di costringere dodici vescovi africani a rinnegare la loro fede. Di fronte al loro rifiuto, li fece imbarcare su una vecchia nave, destinata ad affondare nel mezzo del mare. Ma il miracolo si compì: anziché perire, i vescovi sopravvissero e approdarono sulle coste della Campania.

Immagine-WhatsApp-2025-09-09-ore-23.46.06_c0912427-1024x734 Dopo 848 anni, San Castrese torna tra la sua gente. Emozione per il canto 'a fronna di Lello traisci

Una volta giunti in terra campana, i dodici si dispersero. Castrese, uno di loro, si stabilì nell’area di Sessa Aurunca, in una zona che oggi porta il suo nome. Qui iniziò una fervente opera di evangelizzazione che si estese in tutta la Campania settentrionale. Il suo carisma e la sua dedizione lo resero particolarmente amato a Volturnum—l’antica città oggi conosciuta come Castel Volturno—dove raccolse attorno a sé una comunità di fedeli appassionati.

Si ritiene che San Castrese sia morto proprio a Sessa Aurunca, dove ancora oggi una frazione ne conserva il nome in segno di devozione. La sua figura è venerata come patrono in tre importanti comunità: Marano di Napoli, Castel Volturno e Sessa Aurunca. La sua festa liturgica viene celebrata l’11 febbraio, come stabilito dall’Arcidiocesi di Monreale, che custodisce le sue reliquie.

Ed è proprio da Monreale, in provincia di Palermo, che le sacre reliquie sono partite per un pellegrinaggio storico e religioso che ha suscitato entusiasmo e commozione tra credenti e non. Dopo circa 848 anni, le spoglie del Santo hanno fatto ritorno nei luoghi dove visse e predicò.

Immagine-WhatsApp-2025-09-09-ore-23.46.06_1c56b46e-992x1024 Dopo 848 anni, San Castrese torna tra la sua gente. Emozione per il canto 'a fronna di Lello traisci

Dal 1° al 3 settembre, le reliquie sono state esposte nella Parrocchia di San Castrese a Marano di Napoli. Dal 4 al 6 settembre, hanno raggiunto la Parrocchia omonima a Sessa Aurunca, dove una frazione porta il nome del Santo. Infine, dal 7 al 9 settembre, sono state accolte nella Parrocchia di San Castrese a Castel Volturno.

In ciascuna tappa, le comunità locali hanno risposto con profonda partecipazione. L’affluenza di fedeli, insieme alla presenza delle autorità religiose, civili e militari, ha conferito all’evento un’importanza solenne. L’organizzazione, curata nei minimi dettagli, è stata lodata per la sua efficienza e per aver reso possibile un momento di grande spiritualità e memoria collettiva.

Durante le celebrazioni in onore di San Castrese a Castel Volturno, tra riti solenni e canti liturgici, si è aperta una parentesi inattesa e profondamente toccante: il maestro Lello Traisci, custode delle tradizioni popolari del territorio, ha regalato ai presenti un momento di rara intensità spirituale e culturale.

Con voce vibrante ed autenticità d’animo, Traisci ha intonato un canto devozionale popolare, simile a quelli che i fedeli di altri tempi dedicavano ai santi, utilizzando l’antica lingua napoletana, radicata nell’Osco-umbro, la prima lingua parlata in queste terre. Il suo canto, a fronna, ha attraversato il silenzio della chiesa come un soffio di memoria, evocando il legame profondo tra fede e identità.

Ma non si è fermato lì. Subito dopo, il maestro ha dato vita a una tammurriata potente e coinvolgente, anch’essa dedicata a San Castrese. Il ritmo ancestrale del tamburo e la voce del cantore hanno trasformato la celebrazione in un atto di testimonianza: un invito a non dimenticare i migranti, a guardare con compassione chi attraversa confini e speranze, e a onorare chi li accoglie con amore.

In quel momento, Lello Traisci non ha solo cantato: ha incarnato lo spirito del Santo, la sua missione di evangelizzazione e accoglienza, rendendo il culto non solo un ricordo del passato, ma un messaggio vivo per il presente. Un gesto che ha commosso i presenti e che resterà impresso come uno dei momenti più autentici e vibranti dell’intera peregrinazione.

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2 comments

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Raffaele Traisci

Sono commosso per lo stupendo articolo e per le meravigliose parole spese per il mio canto votivo…..
Grazie Lello Traisci

    comments user
    Redazione

    Meritatissimo. La tua musica è frutto di cultura e grande talento.

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