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Suoni e sapori del Mediterraneo – Antichi mestieri : lo scrivano pubblico

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Antichi mestieri : lo scrivano pubblico

Di Fiore Marro

Il mestiere di giornalista, di cronista, di raccontatore di parole ha tanti padri, uno di questi è di sicuro lo scrivano pubblico, che  è il sensale delle parole.

Il suo stile è immutabile, semplice, aborrente da metafore e da qualsiasi figura.

Ama la brevità per convincimento che ha di persuader meglio altrui e giovare più sollecitamente a sé stesso.

Egli non cerca mai modi eleganti nel manifestare ciò che pensa il suo vicino. Sa bene che l’eleganza e il lusso ingenerano la corruzione della specie umana. Indarno i suoi clienti gli raccomandano di usare de’ mezzi termini, delle frasi velate, delle allusioni.

Egli è chiaro ed originale. – Ama come Orazio il vin di Bromio e la solitudine, ma non possiede una villa. Gli basta una pietra vesuviana che lo sostenga nel giorno, e le lettere o per meglio dire le epistole!

Egli ama le lettere poco che siano amene o belle lettere. Pur che siano lettere e non altro.

L’apice delle sue cognizioni leggesi su una tabella che talora pende sul davanti del tavolino. – Colà è scritto si traduce il francese.

L’apice della sua agiatezza è quando ha tal credito mensile, da trovar ricovero in qualche canto di bottega, o, quando riparasi presso un fabbricante di occhiali della strada Quercia, ed accoppia la sua insegna a quella dell’ottico. Così al trasparir degli occhiali, quegli stima di esser meglio veduto.

Lo scrivano ha pure la sua tariffa col prezzo de’ suoi lavori, cominciando dalla supplica in carta semplice fino al volume delle cento pagine in folio scritto alla spagnuola, vero apogèo dell’arte sua.

Tra noi popolani han bisogno di ricorrere altrui, quando son lontani da lor’ compagni e da’ congiunti, epperò stretti si veggono a domandar l’opera del segretario pubblico, a svelargli i più intimi misteri del cuore, ad affidare a prezzolata penna quella prudente indagine paterna che custodisce la pace del focolare domestico.

Però di costa a questi uomini che seggono professando lettere ne’ siti già innanzi descritti, vedete posarsi una o più donne e vecchi e giovani con bamboli. Quella al marito assente, ricorda se stessa, i figliuoli, le miserie in che lasciava, la seduzione che la circonda, ed i fatti gelosi dell’onor suo confida all’ironico segretario che sol di parole fa merce: questa ammonisce giovane figliuolo perché desista da scioperata vita che in sorgente di precipizi lo mena. Altri rimprovera la frode, altri sparge la discordia, altri promette di solvere il debito. E lo scrivano pubblico vede innanzi agli occhi passarsi le immagini di tanti uomini traditori o traditi, spergiuri o fraudolenti, ovvero miseramente virtuosi. Lo scrivano è non pur l’interprete di tante svariate e strane passioni, ma è il depositario degli altrui palpiti, delle amarezze, delle gioie di fanciulle povere e onorate che per difetto d’istruzione debbono talvolta con se medesime e di se stesse arrossire. Il segretario pubblico meglio che alcun altro scrittore del giorno potrebbe riassumere e redarguire i moti dell’animo plebeo, tenendo innanzi le tendenze, tipo del popolare intendimento e del costume.

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