Gaza – Fiamme mute
A Gaza arrivano le piogge, quindi ancora acqua e fango che si tingeranno di rosso, travolgendo tende logore con tutti coloro che al di dentro cercano di strappare brandelli di vita alla morte, dimenticati da un Occidente opulento e dai propal in versione radical chic.Ma il tutto, però, avrà un colore diverso: di speranza se volete, di probabilità se vi pare, perché da oggi comunque il demone maledetto da un non-Dio che lo ha guidato esce di scena.
Il macellaio di bambini Netanyahu da oggi è fuori gioco, per mano di quegli stessi estremisti ultraortodossi, continuatori della banda Stern, che hanno armato l’IDF contro bambini in fila per il pane.”Bibi”, come il demonio e ogni correlata variazione demoniaca, sia laica che religiosa, è rimasto vittima della sua arroganza, della sua presunzione, della sua stupidità, avendo identificato Israele con sé stesso, con le sue manie, i suoi traffici e la sua sicurezza nell’alleato massonico come lui americano.Eisenkot, il suo successore, non sarà diverso nel pensare, ma non lo sarà sicuramente nell’agire.
Come “Bibi” non ci potrà mai essere nessuno, perché chi vive in Israele, anche se da ateo come deriva sefardita di terza generazione, ormai ha compreso che non si possono concedere terre illegali ai coloni e perderne di fronte a una comunità internazionale che va via di fronte ai lobbisti diplomatici ovunque.Il demone ha ricreato, da buon sionista, un antisemitismo che andava scemando, perché lui e i suoi finanziatori, che hanno inventato Hamas, sono proprio contro il sano popolo ebraico che vuole coesistere con il popolo palestinese, secondo il pensiero di Yitzhak Rabin, ucciso dagli uomini di Netanyahu.
Proprio il sionismo, comunque ben radicato ancora dappertutto, si è reso conto che l’assassino lituano ormai non reggerà la Commissione d’inchiesta sul 7 ottobre. Lui pagherà per tutti.Va detto, in questo momento comunque di esile e flebile speranza, che il quadro di Daniela Colonna, “Fiamme mute”, che prossimamente viaggerà attraverso Parigi per raggiungere Gaza, ispirato al martirio di Hind Rajab, esprime benissimo il momento della distruzione della terra filistea e della sua gente, proponendo nel contempo una bimba come astrazione dell’inconscio collettivo, distrutta ma non vinta, che ha superato le fiamme che hanno bruciato i suoi sogni, la sua famiglia, i suoi giorni.”Fiamme mute” è la certezza di ogni rivincita di ognuno, ricordandoci che il fuoco lo si affronta con il fuoco e il dolore con il dolore, in una dinamica che è una necessaria lotta contro ogni alienazione culturale prima ed esistenziale poi.”Fiamme mute” che ricordano i carnefici che le hanno pensate e che attendono chi le ha generate, come Netanyahu, che da oggi intravederà il suo inferno che lo attende a braccia aperte e da cui potrà salvarsi se riuscirà a dare una spiegazione ai bambini uccisi che dall’alto del loro Paradiso guardano in basso, o a chiedere a loro perdono. Per un sionista cosa molto difficile, ma non impossibile.
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