Caricamento in corso

San Nicola, la mia anima divisa in due
Da Cervinara a 7 anni alla bocciatura fortunata, dal Milan di via Tasso alla nascita dei Comitati Due Sicilie con Nicola D'Auria e Nicola Casale: la San Nicola che non c'è più

 

Il Convitto Borbonico 

Sono arrivato a San Nicola la Strada che avevo 7 anni.

Lasciavo il posto più bello del mondo, Cervinara, per una destinazione ignota.

A Cervinara ero a casa. Anche scolasticamente agevolato, con maestre molto vicine al mondo socialista, dove un mio zio materno era uno dei leader del partito locale.

San Nicola mi sembrò subito un altro pianeta. Abbastanza diverso.

Il primo impatto fu terribile. Fui bocciato in terza elementare. All’epoca si bocciava sul serio.

Quella bocciatura, però, fu la mia fortuna.

L’anno dopo ebbi come maestro il professor Bernardo. Il migliore insegnante che un piccolo studente potesse avere. La classe, per mia fortuna, fu allestita quasi tutta con ripetenti. Un gruppo che con il tempo si cementificò come granito, fino alle soglie della terza media.

Quei ragazzi, col tempo, si sono realizzati tutti. Chi architetto, chi sottufficiale dell’Esercito, chi imprenditore, chi giornalista.

Ricordo con immensa nostalgia e con un pizzico di tenerezza il campionato vinto alle medie. Il mio Milan di via Tasso. Le partite sui campi improvvisati dove oggi giganteggiano palazzi. E il trio delle tre M: Marro, Motta e Merone.

Man mano che crescevo, mi innamoravo sempre più di questo nuovo mondo.

Era bello il centro. Troneggiava la pasticceria di Pippetto, il negozio di giochi e cianfrusaglie varie di “Maccarone”. La pizzetta e gazzosa la domenica mattina da Impemba, la Nutella fatta in casa di Berino, la famosa grattata di ghiaccio e sciroppo con il carretto che che stazionava fisso alla Rotonda,.

Erano belle le ragazze del catechismo. Chi di noi non rimaneva imbambolato dalla bellezza di Letizia Rosa? Le sgridate di don Bertolucci, gli scapaccioni di don Antonio durante la confessione.

Poi si cresce, si diventa giovani, si cambiano gli amici. Champagne, Black, Pulitino, Quattove, ‘O Russo. Più che amici, fratelli legati indissolubilmente fino ai giorni nostri. Eravamo ragazzi in cerca di se stessi.

Io scoprii, grazie a un libro, la mia predisposizione al borbonismo, che mi ha spinto a scrivere per non lasciare solo parole in giro.

Ed è proprio a San Nicola che nacquero i Comitati Due Sicilie, quando il movimento muoveva i suoi primi passi. Al mio fianco, fin da subito, il compianto Nicola D’Auria e Nicola Casale. Due amici fraterni, due compagni di idealità con cui abbiamo acceso una fiamma che non si è mai spenta.

Poi la politica. L’appartenenza a un gruppo capitanato da una splendida figura sannicolese, il caro Angelantonio. A mio sommesso avviso, l’unico fuoriclasse politico che San Nicola ha prodotto. Con lui, altri amici fraterni: Enzo Pio, Antonino, un vulcano di progetti di cui ancora oggi beneficiano i sannicolesi. La piscina, l’allargamento del cimitero, i campi di tennis e calcetto.

La mia San Nicola borbonica e romana. Il convitto voluto da Ferdinando II, la fontana finalmente restaurata del periodo carolino, i mulini Palomba, la Rotonda con i suoi alberi, la chiesa di Santa Maria degli Angeli voluta da Maria Teresa, seconda moglie di Ferdinando II, il Galoppatoio a due passi dalla Reggia vanvitelliana, la via Appia da dove presero spunto i proprietari di Radio Calatia.

Tutto molto bello.

Oggi vivo il paese in maniera marginale. Sarà l’età, i malanni, sarà che non riscontro più quella magia di un tempo.

Posso dire di sentirmi un’anima divisa in due, come il protagonista del mio romanzo, Michele Pace, a metà tra l’essere borbonico e per metà italiano. Io più semplicemente per metà irpino, per nascita, e per metà casertano di adozione.

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo